Situata immediatamente a sud del confine
tra Stati Uniti e Messico è, con i suoi oltre due milioni di abitanti, la
metropoli più a nord del Messico. Per la sua posizione di transito a solo
23 km. dal centro di San Diego (California, USA) viene da molti
considerata la città di frontiera più visitata al mondo. Pur avendo poche
certezze sulle origini del suo nome, si dice che derivi da quello di un
ranch che sorgeva dove adesso sorge la città: “Rancho de Tìa Juana” o da
il nome dato alla zona da una tribù di Nativi: “Tiguan” che significa
“vicino all’acqua”, di certo si sa che la storia della città è sempre
stata legata alle vicissitudini politiche degli Stati Uniti. Verso la fine
del 19° secolo, un crescente numero di persone si stabilì lungo il confine
tanto da creare la città, fondata esattamente nel 1889. Quando nel 1917
nella vicina San Diego entrò in vigore il proibizionismo, accentuato nel
1920 con la proibizione degli alcolici in tutto i territorio statunitense,
Tijuana colse subito l’occasione e divenne nel giro di breve meta di
centinaia di americani attratti dal gioco d’azzardo, dai locali di cabaret
e dai night club. Tijuana viene spesso individuata come città di partenza
o di termine degli itinerari che attraversano la Baja California.
Ensenada
Situata a circa un’ora di macchina a sud
del confine con gli Stati Uniti, Ensenada si affaccia su un’ampia baia
bagnata dalle acque dell’oceano Pacifico. Questa baia, scoperta nel 1542 è
conosciuta e frequentata sin dal l7°secolo quando, con il nome di Ensenada
de Todos Santos, era stata identificata quale tappa sicura, grazie anche
al suo profondo fondale, dalle imbarcazioni spagnole che trasportavano
merci tra le Filippine ed Acapulco, e viceversa. Successivamente divenne
nascondiglio dei pirati e attracco per i balenieri. Nel 1870, grazie anche
alla scoperta di alcuni ricchi giacimenti d’oro nella zona, l’allora
piccolo villaggio di Ensenada si sviluppo rapidamente divenendo in breve
tempo n’importante porto oltre che ricca città centro di scambi e di
commercio. Nel 1917 e nel 1920, come già avvenne per Tijuana, anche
Ensenada trasse enorme vantaggio dall’applicazione delle leggi
proibizioniste nei vicini Stati Uniti. Grazie all’enorme impulso ricevuto
dai visitatori americani, in breve vennero costruiti resort ed hotel lungo
tutta la baia. Tra gli sfarzi di allora, ancora oggi si ricorda la
cerimonia inaugurazione del famoso Playa Ensenada Hotel & Casino
(successivamente chiamato Riviera del Pacifico ed oggi, non più hotel,
ospita il Centro Social, Civico y Cultural ed il Museo de Historia de
Ensenada) avvenuta nel 1930. Ad essa parteciparono Rita Hayworth e Bing
Crosby. Una volta prosciugate le miniere, e terminato il proibizionismo,
si tornò ad un economia rurale e si sviluppò il porto commerciale per il
trasporto dei prodotti agricoli e dell’industria peschiera. Turisticamente
Ensenada ha avuto uno forte sviluppo dal 1980 in poi diventando meta
favorita per i californiani che passano qui i loro fine settimana. Oggi
Ensenada è una importante città portuale di 250.000 abitanti, tappa
regolare per le navi da crociera che solcano l’Oceano Pacifico. A circa 40
Km. a sud della città, a Capo di Punta Banda, è possibile ammirare La
Bufadora, la maggiore attrazione della zona. Si tratta di una cava
naturale con un effetto simile a quello di un geyser dove l’azione del
vento, delle onde, e della marea crea un enorme getto d’acqua di mare che
in condizioni ideali raggiunge un’altezza di circa 25-30 metri.
Cataviña
Cataviña è una piccolissima città che
sorge ne cuore del Deserto Central de la Baja Claifornia. Un piccolo
agglomerato di poche case che vede quali centri abitati più vicini, El
Rosario, sulla costa, in direzione nord, distante 122 km e Guerriero
Negro, in direzione sud a ben 356 Km . Fino al non lontano 1970 il mondo
“finiva qui” e l’unico mezzo di locomozione erano i muli o camion molto
resistenti. Tutta la regione è territorio protetto del Parque Natural del
Deserto Central de la Baja California ed il solitario paesaggio che si
incontra, già da poco dopo El Rosario, è arricchito da strane
conformazioni rocciose ed enormi massi oltre che da una vegetazione molto
bizzarra. Infatti per gli amanti della botanica qui è possibile ammirare
una vegetazione esotica seconda a nessun altro luogo del pianeta; decine e
decine sono le varietà di cactus che si incontrano da quelli che
raggiungono i 20 metri d’altezza a quelli che sono vecchi anche di 400
anni, così come numerose sono le varietà di piante tipiche dell’ambiente
desertico. Lungo il letto asciutto dei torrenti non è difficile incontrare
boschi di varietà diverse di palme tipiche della zona. Tutta questa ricca
vegetazione si integra alla perfezione con le enormi rocce color
rosso-salmone che si stagliano nel deserto come se fossero cadute dalle
mani di un gigante. Impossibile trattenersi dal fare una passeggiata nei
dintorni di Cataviña e “perdersi” in questo naturale giardino roccioso
magari per far visita alle rovine del Rancho Hernandez o fermarsi ad
ammirare le pitture e le incisioni rupestri lasciate dai Nativi alla Cueva
Pintada. Per Escursioni prolungate suggeriamo tuttavia di partire di
mattina presto e di avvalersi di guide esperte della zona. Non sono
raccomandate escursioni prolungate nei mesi che vanno da maggio a
settembre a causa delle scontate alte temperature.
Bahìa de Los Angeles
Dopo essersi lasciati alle spalle da
circa 67 km, la Transpeninsular, ed averli percorsi circondati da uno
straordinari paesaggio desertico fatto di cactus, pietre e lagune
asciugate dal sole, si arriva nel villaggio di pescatori che prende il
nome dall’omonima baia. Questo nome gli fu dato dal Gesuita Fernando Cosag
nel 1746, incantato da luogo appena ammirato. Bahìa de Los Angeles fu
raggiunta la prima volta da Francisco de Ulloa nel 1539 durante l’ultima
spedizione finanziata da Hernan Cortéz, e rmase l’attracco di riferimento
della Missine di San Borja, che sorge nel suo entroterra, fino al 1762.
Intorno agli inizi del XX°secolo il villaggio divenne un importante porto
per il trasporto dell’oro e dell’argento estratto nelle vicine miniere di
Santa Martha e di San Juan nella vicina Sierra di San Borja. Pur non
offrendo strutture ricettive di qualità, e forse grazie anche alla
semplicità delle strutture, Bahìa de Los Angeles, può essere considerata
un paradiso per gli amanti della natura. L’arcipelago di isole di fronte
alla baia sono area protetta dal 1978 ed ospitano numerose specie di
uccelli. In particolare l’Isla de Raza è conosciuta a livello
internazionale perché nel mese di aprile ospita circa 300.000 gabbiani e
circa 45.000 rondini di mare reali. Escursioni in barca consentono
l’avvistamento di pesci dalla grossa taglia quali mante, pesci martello,
squali tigre, delfini ed anche balene che si addentrano nel Mar di Cortéz
nei mesi invernali. Ma non è solo il mare ad offrire spettacoli naturali.
Lungo la costa si possono effettuare piacevoli passeggiate così come
visitare il piccolo centro di protezione e ricerca per la salvaguardia
delle tartarughe di mare. Nell’entroterra si consiglia di fare escursioni
sulla Sierra San Borja così come visitare le miniere abbandonate di Santa
Martha e di San Juan. Nel piccolo villaggio di Bahìa de Los Angeles si può
far visita al Museo de Naturaleza y Cultura.
Guerrero Negro
A 5 km dal confine che divide la
Penisola della Baja California in Norte e Sur, confine che significa anche
cambio del fuso orario con il passaggio dalla Pacific Time Zone alla
Mountain Time Zone, sorge la cittadina di Guerriero Negro. Il suo nome
trae origine da quello di una nave statunitense, la “Black Warrior”, che,
sovraccarica di olio di balena, affondò nel l858 al largo della Scammon’s
Lagoon. Se nel passato era conosciuta come sosta lungo la Transpeninsular,
oggi è una fiorente cittadina di circa 10.000 abitanti. Questo sviluppo è
dovuto al fatto che dal 1954 la Compañia Exportadora de Sal vi ha sede il
più grande impianto di lavorazione del sale del mondo. Questa produzione,
che si effettua mediante l’evaporazione dell’acqua salata del mare, è
possibile grazie all’ampia (35.000 ettari) e poco profonda laguna chiamata
Scammon’s Lagoon (Ojo de Liebre) sutura a sud ovest del centro abitato.
Inoltre Guerrero Negro è particolarmente amata dagli eco-visitatori,
specie nel periodo invernale, da gennaio a marzo, quando migliaia di
appassionati arrivano qui da tutto il mondo per ammirare le balene grigie
che si accoppiano e partoriscono nella vicina Laguna Ojo de Liebre. Gli
estuari e le paludi della regione, che comprende anche le saline e che dal
1972 è Parco Naturale della Balena Grigia, sono la casa di un’innumerevole
varietà di uccelli, stanziali o migratori, tra i quali il pellicano, il
falco dalla coda rossa, l’airone bianco e grigio, il chiurlo e l’aquila
reale. Ciò rende Guerriero Negro anche meta di notevole interesse per
coloro che hanno interessi ornitologici. Nei dintorni della cittadina
Guerriero Negro hanno un certo fascino i paesaggi creati dalle Dunas de
Soledad, che possono raggiungere anche gli 8 metri d’altezza.
San Ignacio
L’inaspettata oasi di San Ignacio è
situata in una piccola valle fertile a circa 135 km, a sud, di Guerrero
Negro. Chiamato Kadakaaman (fiume dall’erba rossa) dai Nativi Cochimi che
abitavano la zona nel periodo precolombiano, questo piccolo villaggio
venne scoperto nel novembre del 1716 dal Gesuita Francisco Maria Piccolo
ma solo nel 1728, grazie al padre gesuita Juan Bautista Luyando venne
fondata la Missione di San Iniacio. Dopo che l’Ordine dei Gesuiti dovette
lasciare il “Nuovo Mondo”, nella missione si insediarono i padri
Dominicani i quali, nel 1786 rimpiazzarono la vecchia chiesa con una molto
più imponente. Questa, considerata una delle più belle missioni della Baja
California, è quella che, restaurata, viene ammirata oggi dai visitatori
che scoprono la piacevole atmosfera di San Ignacio. Dal villaggio partono
inoltre le escursioni alle Caverne della Sierra di San Francisco, dove
sono ospitati i più spettacolari esempi di arte rupestre precolombiana del
Deserto Central e per questo protette come sito storico dall’UNESCO. A
circa 58 Km dal villaggio, raggiungibile percorrendo una strada sterrata,
c’è Laguna di San Ignacio, facente parte della Reserva del la Biosfera de
Vizcaíno. La Laguna nei mesi invernali è il ritrovo della balena grigia
che, qui, si reputa sia particolarmente amichevole e predisposta al
contatto con gli eco-visitatori. Circa 45 Km ad est di San Ignacio, quando
il panorama diventa sempre di più vulcanico, si possono ammirare Las Tres
Vìrgenes, tre vulcani dalla classica forma a cono.
Santa Rosalia
Cittadina di circa 12.000 abitanti,
situata tra due altipiani affacciati sul Mare de Cortéz, visse il suo
momento di splendore quando nella seconda meta del XIX° secolo (1868)
nella zona vengono trovati grossi giacimenti di rame. Nel 1885 una
compagnia francese, la “Compañia El Boleo” acquistò i diritti per lo
sfruttamento dei giacimenti dal governo messicano. 600 km di gallerie
furono scavati, 30 km di ferrovia, per il trasporto del rame estratto
dalla zona delle miniere al porto, furono costruiti. Dette impiego, oltre
alla popolazione locale, anche a Nativi Yaqui, a messicani provenienti
dallo Stato di Sonora ed a lavoratori asiatici. Si arrivò ad estrarre
10.000 tonnellate di rame all’anno. Le miniere consentirono una ricca
estrazione fino al 1954, quando alcune di esse iniziarono ad esaurirsi. Il
terreno della concessione fu restituito al governo messicano che continuò
a far estrarre il rame fino al 1985, anno in cui l’attività d’estrazione
fu definitivamente interrotta. Delle costruzioni e delle installazioni
presenti in città sin dall’apertura delle miniere, oggi è possibile ancora
ammirare, l’alta ciminiera, gli alti cumuli di materiale di scarto della
lavorazione del rame, la fonderia, le la torre di carico nel posto. Lungo
le vie della città fanno bella mostra locomotive, carrozze, e carrelli per
il trasporto del rame. La compagnia inoltre importo una caratteristica,
quanto originale, architettura francese ammirabile sia nell’impianto
originale dalla città quanto nella zona sviluppatasi sull’altipiano e
denominata Mesa Francia. E’ qui che si possono ammirare i più bei esempi
di questa architettura: l’hotel Francés, fondato nel 1886 e l’antico
edificio che ospitava l’amministrazione della compagnia e che oggi è sede
del Museo Històrico Minero. Altra testimonianza del passato storico della
città è la Chiesa di Santa Barbara di Santa Rosalia. Disegnata nel 1887 da
Gustave Eiffel per partecipare all’Esposizione di Parigi del 1889 dove
vinse il secondo premio. La chiesa, completamente costruita in ferro, fu
acquistata da alcuni dirigenti della “Compañia El Boleo” che qui la fecero
trasportare e ricostruire nel 1897.
Punta Chivato
Percorrendo la Transpeninsular, una
volta arrivati all’altezza del piccolo avamposto di case chiamato Palo
Verde, si imbocca deviazione che porta a percorrere una strada sterrata.
18 km, lungo i quali si transita da Shell Beach, costellata da eleganti
case residenziali proprietà di statunitensi, si oltrepassa il piccolo
aeroporto turistico di proprietà della Posada de las Flores, per poi
finalmente giungere in quel magico posto che prende il nome di Punta
Chivato. Un piccolo gioiello nel deserto che offre al viaggiatore
un’atmosfera di quiete e bellezza unici nel suo genere, con chilometri di
spiagge incontaminate e solitarie. Nelle acque pulitissime della Bahìa di
Santa Inés è possibile osservare diverse varietà di mante, delfini, pesci
martello e migliaia di pesci tropicali. L’arcipelago di isole che sorgono
di fronte alla punta sono degno scenario ti tramonti mozzafiato.
Mulegé & Bahìa Concepciòn
Piccolo villaggio abitato da circa 3.000
perone, Mulegé, come San Ignacìo, è un’oasi sorta lungo le rive di un
fiume a poca distanza dal Mar di Cortéz. Situata in una valle ricca di
palme e bouganvillas multicolori, questo luogo meraviglioso fu scoperto
dal gesuita Juan María de Salvatierra, che nel 1705 vi fondò la Missione
di Santa Rosalía. Oggi dell’antica Missione resta solo la Chiesa di Santa
Rosalìa di Mulegé, visitabile sulla sommità di una collina rocciosa da cui
domina il villaggio e da cui si gode un bellissimo panorama dell’abitato
parzialmente nascosto dalle rigogliose palme. Sul lato di un’altra collina
è possibile ammirare il bianco fortilizio che un tempo ospitava le
prigioni della città. Oggi la costruzione ospita il museo. Immediatamente
a sud di Mulegé è possibile addentrarsi in un’altra delle attrazioni
naturalistiche della Baja California: Bahìa Concepción. Spettacolare per
il colore ed i riflessi del suo mare ed arricchita dalle bianchissime
spiagge di Santispac, Concepción, Los Cocos, El Burro, El Coyote,
Buenaventura, El Requesón e Armenta, Bahìa Concepción fa da contrasto al
deserto circostante con la sua vegetazione esotica e ne numerose varietà
di cactus.
Loreto
Considerato uno dei più antichi
insediamenti della Baja California Sur, Loreto deve la sua origine al
Gesuita Juam Marìa Salvatierra che giunto su questa costa il 19 Ottobre
1697 vi fondò la prima missione della regione, la Missione di Nostra
Signora di Loreto. E’ da qui che il cristianesimo fu poi pacificamente
introdotto nelle californie. Per lungo tempo Loreto fu il centro religioso
ed amministrativo dell’intera California Spagnola. L’ampio territorio di
cui era capitale si estendeva dall’estremo sud dell’attuale penisola della
Baja Claifornia fino a quello che oggi è conosciuto come Oregon State,
negli Stati Uniti. Nel 1829, tuttavia fu così seriamente danneggiata da un
uragano che fu presa la decisione di trasferire la capitale a La Paz.
Loreto sprofondò nell’anonimato da cui uscì grazie alla costruzione della
Transpeninsular ed all’arrivo del turismo. Nonostante questo Loreto è
riuscita a mantenere la sua piacevole atmosfera di cittadina di provincia.
Oltre alla chiesa che sorge nel cuore della città, degno di nota, oltre
che di una visita è l’adiacente piccolo Museum of the Missions dove viene
raccontata la storia delle missioni in Baja California. A circa 40 km da
Loreto, nel cuore della Sierra de la Giganta, è raggiungibile la
pittoresca missione di San Xavier, costruita dal Gesuita Francesco Piccolo
nel 1699. Al largo della costa di Loreto invece si può visitare, con
escursioni in barca, la Isla Coronado, un isola vulcanica tra le più belle
della Baja California, famosa per le sue spiagge bianche, le sue colonie
di delfini, i leoni marini ed i numerosi pellicani. Insieme alle altre
isole, Del Carmen, Monserrate, e Santa Catalina, Isla Coronado fa parte
dell’intero arcipelago, nel 1997, è stato proclamato Parco Marìtimo
Nacional Bahìa de Loreto.
La Paz
Capitale della Baja California Sur, con
una popolazione di circa 200.000 abitanti, La Paz è situata in una piccola
pianura ai piedi della Sierra de la Laguna. L’area dove sorge oggi La Paz
fu inizialmente occupata nel 1535 dal conquistador Hernan Cortéz, ma
l’insediamento ben presto fallì anche perché le ricchezze che si cercava
non furono mai trovate. La vera fondazione di La Paz viene pertanto fatta
risalire al 1720, anno in cui fu fondata la Missione di Nostra Signora di
La Paz ma la fondazione della città moderna risale al 1811, insediamento
messicano della California Spagnola, e divenne capitale nel 1829 in
seguito all’uragano che distrusse ampiamente l’allora capitale, Loreto.
Tuttavia l’importanza e lo sviluppo che troviamo ora lo dobbiamo
all’arrivo, nel 1973 della Transpeninsular che favorì i collegamenti tra i
principali centri abitati della regione ed agevolò l’arrivo del turismo.
Affacciata su una splendida baia nel Mar di Cortéz, La Paz permette
un’ottima balneazione, soprattutto sulle bianche spiagge di Pichilingue,
Balandra e Tecolote situate a nord della città. Escursione naturalistica
molto apprezzata è quella alla vicina Isola di El Espiritu Santu,
raggiungibile in barca, o in kayak da La Paz, è famosa per la sua colonia
di leoni marini e la particolare flora e fauna. La Paz è inoltre
apprezzata e frequentata dagli amanti delle immersioni subacquee grazie ai
fondali che vengono considerati secondi a nessun altro luogo al mondo:
diverse specie di mante, squali balena e pesci martello sono solo alcuni
dei grandi pesci che si possono facilmente vedere durante le immersioni.
Nell’entroterra invece si suggeriscono escursioni sulla sierra de la
Laguna e la visita al villaggio minerario di El Triunfo. Famoso è il
“Malecòn” il lungomare di La Paz su cui si affacciano i più rinomanti
hotel, i ristoranti e dove chi vuol farsi vedere trascorre le serate.
Todos Santos
A metà strada tra La Paz e Cabo San
Lucas, e poco al di sotto del Tropico del Cancro, il villaggio di Todos
Santos è abitato da circa 5.000 abitanti, e gode di un clima piacevole
tutto l’anno, con temperature che oscillano tra i 20°C e i 30°C. Fondata
nel 1724, la Missione di Todos Santos divenne un importante centro di
produzione agricolo tanto che nel 1850 divenne il centro di maggior
produzione dello zucchero di tutta la Baja California. Nel 1965 ci fu la
chiusura dell’ultimo zuccherificio ed oggi è possibile è possibile
visitarne i resti andando al El Molino Trailer Park. Adagiato su una
piccola “mesa”, a breve distanza dall’Oceano Pacifico l’abitato oggi è
immerso in una vasta piantagione con piante di mango, papaia, avocado,
agrumi, ed altre specie tropicali. Queste coltivazioni sono consentite
grazie all’abbondante fornitura d’acqua proveniente dalla vicina Sierra de
la Laguna. A Todos Santos si respira una rilassata atmosfera tipicamente
messicana: gli abitanti sono sereni e cordiali e lo stile di vita è
semplice e tranquillo. Una comunità di artisti, e di surfisti hanno eletto
Todos Santos loro residenza. Le vicine bellissime spiagge sono le meno
sviluppate della zona di Los Cabos e questo le rende ancora più belle e
suggestive. Molto suggestive sono anche le escursioni, a piedi,
nell’entroterra lungo i canyon di San Dionisio, San Bernardo, e San Pablo.
Cabo San Lucas
Cabo San Lucas, la città più a sud della
penisola è l’opposto di quanto si incontra lungo tutta la Baja California.
È infatti una città in pieno sviluppo pulsante di giorno e di notte.
Ottimi ristoranti, negozi esclusivi, aree commerciali e una vita notturna
piuttosto attiva la caratterizzano non poco. Originariamente abitata dai
Nativi Guaycura, in seguito estinti a causa delle malattie, la zona del
Cabo fu presidiata per lungo tempo dagli spagnoli i quali vi costruirono
anche un forte per combattere i pirati che assaltavano i galeoni spagnoli
carichi di mercanzie. Nel 1934 Cabo San Lucas contava solo 436 abitanti e
non era altro che un villaggio di pescatori divenuto tuttavia famoso per
la ricchezza delle sue acque prospicienti, cosa che attirò Yacht lussuosi
ed amanti della pesca sportiva. L’arrivo della Transpeninsular, nel 1973,
e la successiva apertura dell’Aeroporto internazionale di Los Cabos, aprì
la destinazione ad un turismo di più ampie proporzioni. Impedibile, per
chi visita Cabo San Lucas, l’escursione alla Playa de l’Amor,
raggiungibile solo via mare. Simbolo della città è El Arco, l’enorme
roccia ad arco situata nell’estremo punto a sud del Cabo che ricorda un
enorme drago inchinato per bere.
San Josè del Cabo
Contrariamente alla roboante Cabo San
Lucas, San José del Cabo, la “gemella” situata più ad est della punta
della penisola, è una tipica cittadina messicana in stile coloniale dalle
strade strette e ricca di vegetazione lussureggiante. Prima di qualsiasi
insediamento la zona era covo di pirati che spadroneggiavano lungo le
coste pacifiche intercettando i galeoni spagnoli sulla rotta per le
Filippine. L’origine di San José del Cabo risale al 1730 quando i Gesuiti
fondarono la Missione di San José che fece da fondamenta alla creazione di
un piccolo villaggio di pescatori. Dopo l’indipendenza messicana del 1821,
San José del Cabo quando fu brevemente occupata dalle truppe statunitensi
durante il periodo della guerra messicana (1846- 1848), ed successivamente
uno scaltro filibustiere di nome Walzer occupò La Baja California con il
suo esercito privato con l’intento di annetterla agli Stati Uniti come un
nuovo stato. Il centro della cittadina è, oggi, particolarmente grazioso,
con i suoi negozietti, le boutiques ed i ristoranti, spesso con giardini e
cortili. Il centro della città è costituito da Plaza Mijares su cui si
affaccia la Chiesa di San Josè. La zona “hotelera” della città si sviluppa
lungo la spiaggia a circa 2 km dal centro. A San Josè ci sono spiagge per
tutti i gusti. Chi ama pescare non può fare a meno di andare a La Playita
Beach; i surfisti devono andare a praticare il loro sport alla Playa Costa
Azul, conosciuta anche come Zipper’s Beach. Per chi vuole Fare il bagno le
mete sono Playa del Nuevo Sol o la vicina Playa California facendo
tuttavia sempre attenzione alle indicazioni dei bagnini locali che hanno
più familiarità con le forti correnti marine. Appena fuori San José ci si
imbatte nella riserva della biosfera “Estero San José”, un tempo attracco
di pirati ora una laguna poco profonda creatasi alla confluenza delle
acqua dolce dell’Arroyo San José con l’acqua salata del mare. Tra le palme
dell’estuario vivono numerose varietà di uccelli. La linea costiera lungo
i 29 km che divide Cabo San Lucas a San José del Cabo, che insieme
costituiscono il Municipio de Los Cabos, è un susseguirsi di hotel di alto
ed altissimo livello oltre che di rinomati campi da golf.