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sulle tracce degli Indiani d'America
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Vi è mai capitato di fantasticare su come
sarebbe attraversare gli Stati Uniti alla guida di un Fuoristrada dalle
dimensioni "Americane"? Oggi, se lo desiderate, potete avere l’occasione di
vivere dal vivo questa esperienza. Atacama vi propone un indimenticabile
viaggio sulle tracce degli Indiano d'America a bordo del fuoristrada Explorer della Ford, per
conoscere questo paese e viverlo "on the road". Un'esperienza unica che vi
permetterà di cimentarvi con strade senza fine e paesaggi mozzafiato; sarà
certamente un viaggio "adventure" fuori dal comune. |
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I FUORISTRADA |
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Per il viaggio attraverso il West,abbiamo selezionato il
modello "Explorer", della Ford:

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| Manual Air Conditioning w/Rotary
Controls |
4.0L SOHC V6 FFV Engine |
| AM/FM Stereo/Clock/CD |
Automatic 5-Speed Transmission |
| Cloth Low Back Bucket Seats |
Control Trac 4x4 w/2-Speed Transfer
Case |
| 60/40 2nd Row Split Folding Seat
w/Head Restraints |
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| SecuriLock™ Passive Anti-Theft System |
Rear Independent Suspension |
| Speed Control |
16" Full Face Steel Wheels |
| Tilt Steering Wheel |
P235/70R16 All-Season BSW Tires |
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IL PERCORSO |
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Il percorso del viaggio
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1°
giorno
ITALIA – LOS ANGELES |
Partenza dall’Italia
con volo di linea. Arrivo all’aeroporto di Los Angeles, ritiro dei
mezzi fuoristrada e trasferimento in hotel. Pernottamento. |
2°
giorno
LOS ANGELES
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Los Angeles
conserva ancora lo smalto dei mitici anni '50 quando imperavano Clark
Gable e Marylin Monroe e attrae turisti da tutto il mondo in una sorta
di reverenziale pellegrinaggio sulle tracce dei luoghi sacri del
cinema. Il Teatro Cinese è il cinematografo più famoso del mondo e
custodisce gelosamente nel cemento le impronte delle mani e dei piedi
dei divi. Uno dei quartieri più famosi di Los Angeles è sicuramente
Beverly Hills, residenza prediletta dei grandi attori e dei personaggi
più in vista della città. A Beverly Hills impera il lusso sfrenato e
lungo “Rodeo Drive" ci sono boutiques che recapitano i pacchi a
domicilio in Rolls Royce, altre che ricevono i clienti soltanto su
appuntamento, gioiellerie cui si accede unicamente se in possesso di
una chiave speciale e così via. Altro famosissimo quartiere di Los
Angeles è Hollywood che fu scelto nel lontano 1913 dai cineasti, che
lo preferirono a New York per ragioni economiche, e che divenne ben
presto la mecca mondiale dei sogni di celluloide. L'Hollywood
Boulevard, il più eloquente esempio di un'architettura cinematografica
che spesso sconfina nel kitsch, e il Sunset Boulevard,
forse il viale più lungo del mondo che vanta ben 20.000 numeri civici,
sono tappe d'obbligo per qualunque turista. Ma la nuova Los Angeles si
rispecchia soprattutto nel quartiere di Downtown, vivace centro
inanziario e culturale, e in quello di West Hollywood ricco di locali,
ristoranti alla moda e night club frequentati dalle più famose star.
Possibilita’ di andare a visitare la prima rappresentazione di
Disneyland, ad Anaheim, poco distante dalla città. "Questo è
il luogo in cui si rivivono le memorie del passato, e dove i giovani
assaporano le sfide e le promesse del futuro". Con queste parole Walt
Disney aprì i battenti di Disneyland ad Anaheim (fuori Los Angeles) la
calda mattina del 17 luglio del 1955. Sono iniziate le celebrazioni
(dureranno un anno e mezzo) del cinquantenario di quello che è
diventato un parco di attrazioni mitico ed ha lanciato numerose
imitazioni nel mondo. Il giorno dell'inaugurazione c'erano 30 mila
ospiti, tra cui i divi dei divi del tempo come Frank Sinatra, Charles
Heston, Ronald Reagan e Debbie Reynolds. Non tutto andò per il verso
giusto: la radura di Anaheim dov'era sorto il parco (un'area di 160
acri dove prima c'era polvere e qualche aranceto), scottava sotto una
temperatura di 40 gradi. L'asfalto di Main Street cominciava a
squagliarsi, le fontane si seccarono da lì a poco per via di uno
sciopero degli idraulici, i ristoranti finirono presto le provvigioni.
Poco importava: fu un successo senza precedenti. Disneyland aprì i
battenti con 23 attrazioni, tra cui La bella addormentata e la Wild
Ride di Mr. Toad, che allora era considerata vertiginosa (oggi fa
tenerezza). Altre attrazioni, come la corsa sul bob del finto Cervino,
It's a small world e i Pirati dei Caribi, erano ancora allo stato
germinale. Ma il coefficiente spettacolo fu assicurato dal primo
palpito. Le attrazioni oggi sono 60 (ultima, debutta in questi giorni,
è Buzz Lightyear Astro Blasters, una corsa frenetica e high-tech sul
tema di Toy Story). Nel 1955 vi lavoravano mille persone, oggi sono 20
mila. Il parco può ospitare circa 60 mile persone al giorno. Oltre 500
milioni di persone hanno visitato Disneyland dal 1955. La nuova
attrazione Buzz Lightyear Astro Blasters, costata 65 milioni di
dollari e tre anni di lavoro, è una corsa interattiva ispirata al film
in cui i partecipanti si uniscono a Buzz per combattere contro il
cattivo Imperatore Zorg a colpi di laser. A partire da giugno, dai
loro computer a casa, ragazzini di tutto il mondo potranno entrare in
rete e unirsi ai partecipanti dell'attrazione a Disneyland. Fuochi
d'artificio, parate, spettacoli guidati da Steve Martin (che aveva
cominciato al sua carriera proprio come giocoliere sulla Main Street a
Disneyland) e Andrews di fronte al restaurato Castello della Bella
Addormentata: tutto per lanciare la "più grande celebrazione sulla
terra" di quella che ancora viene sventolata - con inguaribile
ottimismo - "il luogo più felice del mondo". |
3° giorno
LOS ANGELES - LAS VEGAS |
Ritrovo alle 09:00
per la partenza. Attraverseremo il Mojave Desert in
direzione Las Vegas, la capitale del divertimento. Mojave Desert. La
sua brezza arsa e’ citata con disappunto da Arturo Bandini, alias John
Fante in “Chiedilo alla polvere”. Chi legge Bukowsky passa per Fante e
quindi per il Mojave Desert. Nascoste sotto pietrame e frasche, se si
ha una guida esperta del luogo si scoprono le tracce di dinosauro
lasciato nella sabbia calda, che ora e’ la roccia rosa a strati dei
Navaho. Pare che sia solo li’ e in Idaho se non ricordo male. E’
deserto ma non c’e’ la sabbia del Sahara. Ci sono radi cespugli e
cactus. Joshua Tree ovunque. Quei matti di Rangers hanno tracciato
strade sterrate ovunque per le loro ispezioni del nulla. Abbiamo visto
serpenti e rettili di strana forma e dimensioni, la nostra guida era
un formidabile acchiappanimali, e il fondo del suo fuoristrada era
corazzato: niente paura per i colpi sotto al pianale. Si possono fare
foto panoramiche a 360 gradi, ma il paesaggio, malgrado le frequenti
ondulazioni e’ pressoche’ uniforme ed uguale a stesso per ogni dove.
E’ meglio non staccarsi troppo dall’I5, Los Angeles, San Diego,
Las Vegas, puoi andare ad un sacco di posti da li’, ma,
soprattutto, puoi salvarti la vita. Il deserto e’ traditore,
l’orientamento e’ difficile, il paesaggio e’ uniforme e non da’ punti
di riferimento. I serpenti strisciano tra le rocce, non c’e’ anima
viva ne’ sorgenti d’acqua. L’unica ombra che ricordi e’ quella di due
stupefacenti cedri, ma e’ ben poca cosa per uno che si disperda nel
deserto Arriviamo a Las Vegas, la città dove non si dorme mai. Il
profilo di Las Vegas appare da lontano sulla superficie assolutamente
piatta del deserto che la circonda: un paesaggio arido di rocce gialle
e rosse dove la strada sembra sospesa nell'atmosfera desolata e
rovente. Vistosi cartelli, annunciano la città del divertimento e
della spensieratezza: un miraggio nel deserto, un'oasi di luci al
neon, di casinò, di faraonici hotel e spettacoli scintillanti. Las
Vegas è una striscia asfaltata lunga 5 km, alle cui estremità c'è il
deserto. Ai lati, un susseguirsi di hotel dalle più maestose e
bizzarre architetture, case da gioco, ristoranti, locali, bar e
piccole cappelle dove si celebrano i matrimoni-lampo tra un via vai
incessante di enormi automobili. E ancora grandi aree verdi, giardini,
piscine, club esclusivi e campi da golf per questa città che non dorme
mai e dove il consumo d'energia elettrica è il più alto del mondo. A
Las Vegas, ogni hall di albergo è un'immensa sala giochi piena di slot machines che in questa città si trovano dappertutto. Tutto a Las Vegas
è spettacolo, è una specie di città fantastica dove arrivano turisti
da tutto il mondo. Negli ultimi anni Las Vegas non è più solo il
paradiso dell’azzardo, ma la città è diventata una destinazione anche
per famiglie e coppie, grazie alla creazione di veri e propri parchi a
tema in ogni hotel e la nascita di stupefacenti e costosissimi
spettacoli in stile Broadway. |
4° giorno
LAS VEGAS -
GRAND CANYON
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Questa mattina
partiamo alla volta del Grand Canyon. Ci fermeremo per ammirare una
delle strutture artificiali più belle del mondo, Hoover Dam.
La diga di Hoover e il Lago Mead. Poche dighe possono essere
considerate delle opere d'arte, ma quella di Hoover (Hoover Dam) è un
vero gioiello architettonico. Vista dal basso, la sensuale geometria
della sua liscia parete di cemento alta 220 m contrasta drasticamente
con gli irregolari profili di pietra rossa dei fianchi rocciosi del
canyon. Dopo l'11 settembre, solo il personale autorizzato può
accedere alla struttura. I visitatori esterni possono solo vedere un
film sulla storia della diga e sulla sua costruzione. A nord e a est
della diga si stende il bacino artificiale da essa creato: il
Lago Mead, 180 km di lunghezza, un luogo ideale per una gita
in barca, per dedicarsi allo sci d'acqua o perfino all'immersione
subacquea. Proseguiamo poi verso sud e poi verso est attraversando
Kingman e Williams lungo la strada che conduce al fantastico Grand
Canyon. |
5° giorno
GRAND CANYON
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Ci fermiamo un intero
giorno in questo scenario naturale assolutamente unico. Il Grand
Canyon, autentica meraviglia della superba natura americana. A
perdita d'occhio migliaia di gole, il nastro color argento del fiume
Colorado e le pareti rocciose dalle tonalità rossastre con faglie e
stratificazioni più chiare. Divenuto parco nazionale nel 1913, il
Grand Canyon è in grado di offrire uno dei più spettacolari fenomeni
geologici del mondo, in uno scenario unico e grandioso. Il canyon è
visitabile durante tutto l'anno nei modi più svariati: voli panoramici
che regalano emozioni uniche, mentre chi ama l'avventura non può
sottrarsi ad un’eccitante discesa lungo il Colorado. Ma
è attraversandolo con l’auto che si può godere lo spettacolo migliore:
si entra nel parco dalla Desert View, uno stupendo belvedere che si
affaccia sulla parte più ampia della gola; si prosegue al Grandview
Point con i suoi panorami che spaziano da Cape Royal sino al Granite
Gorge; si può sostare al Yavapai Point dove ha sede il museo che
illustra le trasformazioni del canyon e, da qui, proseguire a piedi
fino al Grand Canyon Village. |
6° giorno
GRAND CANYON -
MONUMENT VALLEY |
Ripartiamo, e
costeggiando il South Rim continuiamo attraverso la riserva indiana
dei Navajo. Arriviamo poi al confine tra Utah e Arizona,
dove si trova la Monument Valley, a lungo considerata
l’ottava meraviglia del mondo, che è lo scenario immancabile di
numerosi film Western. In mezzo ad un altipiano spoglio, battuto dai
venti del deserto e abitato soltanto da indiani Navajo e coyote, si
innalzano vere e proprie “torri di pietra”, grandi formazioni rocciose
dalle pareti verticali con la cima piatta, imponenti picchi, gole
intagliate e incredibili monoliti di arenaria che sembrano vegliare,
come antiche fortezze, sulla regione circostante. |
7° giorno
MONUMENT VALLEY -
CANYON DE CHELLY |
Puntiamo stamattina
di nuovo verso sud, per incontrare l’incredibile Canyon de
Chelly, terra sacra dei Navajos fin
dall’antichità, rappresenta un’altra “perla” della superba natura
americana con vertiginose pareti di arenaria rossastra che raggiungono
i 300 m d’altezza. Un canyon lungo oltre 30 miglia e profondo quasi
400 m, diventato monumento nazionale dal 1931, che conserva numerose
rovine di villaggi abitati, un tempo, dagli Indiani Pueblo. |
8° giorno
CANYON DE CHELLY -
MESA VERDE |
Al di sopra
dell'altopiano desertico Dolores, nel Colorado, si innalza un ampio
tavolato intersecato da profondi canyon: è il Mesa Verde
National Park. Si trova a 2613 metri di attitudine ed è ciò
che rimane di un'antica montagna erosa. Si chiama «tavola verde»
perché è ricoperto da abbondante vegetazione, favorita dalla presenza
di acque sorgive. Dista 61 chilometri da Durango, 16 da Cortez, 11 da
Mancos: c'è un'unica entrata e una strada che serpeggia lungo la
montagna porta al Visitor Center preso il quale si oprenotano le
visite guidate ad alcuni luoghi del parco raggiungibili solo con i
Rangers. La sera è molto fresca anche in piena estate. Il grande
fascino di Mesa Verde risiede soprattutto nel mistero che ha
circondato i primi abitanti della zona, gli Anasazi, o
Indiani preistorici. I fondovalle della zona furono abitati da
popolazioni nomadi di cacciatori già nel I secolo d.C., ma solo nel VI
secolo gli Anasazi raggiunsero il tavolato e diedero vita ai primi
insediamenti caratterizzati dalle pithouse, abitazioni semi
sotterranee. Gli Anasazi sono poi improvvisamente scomparsi a partire
dal 1400, e il mistero sulla fine di questa civiltà è ancora
fittissimo. Nel 1859, alcuni esploratori scoprirono la zona e, nel
1874, il famoso fotografo William H. Jackson cominciò a farla
conoscere al mondo. Nel 1891, il barone Gustavo di Svezia, guidato da
Wetherill, un allevatore di bestiame che aveva la sua fattoria ai
piedi dell'altopiano, effettuò molti scavi e trovò ventidue centri
abitativi costruiti nelle rocce. Seguì un periodo di vandalismi e di
ruberie prima che il Congresso istituisse il parco. Al fine di
proteggere questo ambiente precario, non sono stati predisposti molti
sentieri, e alcune abitazioni possono essere visitate anche
nell'interno. Interessante è il museo che si trova nella parte
centrale del parco e che illustra la storia, il sistema di vita, le
attività degli Anasazi. Dal museo, un sentiero di circa tre chilometri
conduce a Spruce Tree House («Casa degli Abeti») che è il complesso
archeologico meglio conservato, formato da 114 stanze di cui otto
kivas,cioè locali cerimoniali costruiti sotto terra. Tutte le «dwelling»,
gli insediamenti delle rocce, sono orientate verso ovest e restano
suggestivamente illuminate e fiammeggianti sotto gli ultimi raggi del
sole al tramonto. Cliff Palace («Palazzo sulle Rocce»), il più grande
centro abitativo con 217 stanze e 23 kivas, scoperto nel 1888 dal
Wetherill (visitabile solo con i Rangers su prenotazione al Visitor
Center). |
9° giorno
MESA VERDE –
SANTA FE
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Attraversando le
Riserve Apache del Colorado viaggiamo nuovamente verso sud
alla volta di Santa Fe, che vanta con orgoglio il titolo di “capitale
più vecchia degli Stati Uniti”, essendo stata fondata dagli spagnoli
nel 1610, cioè dieci anni prima dello storico approdo dei Padri
Pellegrini in Massachusetts. Che l’America soffrisse del complesso di
essere una nazione giovane è un fatto ormai scontato. Tutto quello che
può essere considerato storico (o anche semplicemente vecchio) viene
messo in evidenza ed esibito con grande fierezza, anche se non sempre
a buon diritto. Valga per tutti l’esempio della cappella di San Miguel
nei pressi della piazza centrale di Santa Fe, segnalata da un vistoso
cartello come la chiesa cattolica “più antica” degli Stati Uniti. In
realtà la struttura originale del 1626 fu bruciata dagli indiani alla
fine del XVII secolo e completamente ricostruita nel 1710, una data
che di fatto le precluderebbe il primato di anzianità... ma le
autorità comunali devono aver pensato che non fosse il caso di
sottilizzare troppo e hanno esposto ugualmente il cartello. Del resto,
questa smania tutta americana di esibire i record più insoliti
riappare negli slogan delle agenzie turistiche locali, pronte a
ricordare in continuazione che Santa Fe è la città “più elevata” degli
Stati Uniti (2.118 m), che qui si trovano la “casa più vecchia
dell’America del Nord” e il “più vecchio edificio pubblico” (il
Palazzo dei Governatori), e persino che vi si insediò la “prima
comunità europea a ovest del Mississippi”. Più sommessamente, nel
centro della Plaza un modesto monumento ricorda tutti “gli eroi morti
combattendo contro i selvaggi indiani”. Durante qualche notte senza
luna una mano ignota ha cancellato a colpi di scalpello la parola
selvaggi dalla lapide di marmo. |
10° giorno
SANTA FE |
Già avvicinandosi in
auto da Santa Fe a Chama lungo la “U. S.Highway 85” e la
“Route 68” (ma qui tutti dicono semplicemente eidifai e sixtiei), la
sensazione di compiere il classico tuffo nel passato è pienamente
confermata. Nei pressi dell’antico villaggio indiano di Taos Pueblo la
“68” incontra la mitica “Highway 64”, che dopo un viaggio di 3.000
chilometri iniziato nel North Carolina (sulla costa atlantica)
rallenta pigramente la sua corsa per affrontare i monti delle grandi
riserve indiane. Da qui in poi l’autostrada si distende nell’altopiano
che precede i Monti Tulas, affiancata da picchi silenziosi che
accrescono la dimensione irreale del paesaggio, ammantato di neve in
inverno e punteggiato dal giallo dorato di miliardi di foglie di aspen
(Populus tremula) sul finire dell’estate. Località come Tres Piedras,
Los Ojos, Tierra Amarilla, Blanco non lasciano dubbi sulle origini
spagnole dei colonizzatori della zona. Dopo aver superato la
spettacolare Gola del Rio Grande con un ponte alto duecento metri e
attraversato il Continental Divide, lo spartiacque che separa i bacini
idrografici dell’Atlantico e del Pacifico, ci si lascia alle spalle
Dulce, il maggior centro della riserva Apache Jicarilla
(si pronuncia “apàci hica-rìha”), per entrare nel vasto
territorio dei Navajo, vale a dire la più estesa riserva
indiana di tutti gli States. Decine di cartelli propongono l’acquisto
di “pecore ben pasciute” e ovunque si incontrano empori che vendono
vecchie coperte e monili indiani. A chi non si accontenta e desidera
immergersi ancora più profondamente nella cultura indiana, non resta
che sintonizzare l’autoradio sulla KTNN-660 AM, un’emittente locale
che trasmette esclusivamente in lingua navajo. |
11° giorno
SANTA FE – GALLUP
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Partiamo oggi
puntando i nostri fuoristrada verso ovest. La regione nordoccidentale
del New Mexico costituisce l’ingresso alla Four Corners Area in cui
gli stati del New Mexico, dell’Arizona, dello Utah e del Colorado si
incrociano. In questa zona la Nazione Navajo pratica la lavorazione
dell'argento, la tessitura a mano e la pittura in sabbia tutto di
eccellente fattura e raffinatezza. Tali prodotti distribuiti mediante
i negozi al dettaglio di Gallup e gli avamposti e
rivendite commerciali vicine. Molte attrazioni interessanti sono
ubicate a Window Rock, Arizona, a circa 50 chilometri da Gallup. È
assolutamente necessario visitare lo stupendo Acoma Pueblo, chiamato
anche “Sky City” nonché lo Zuni Pueblo. Molte comunità degli Indiani
d’America sorgono accanto alla storica Route 66, conosciuta anche come
autostrada I-40. Queste località sono collegate dal Native
Heritage Trail, uno degli itinerari secondari panoramici più
spettacolari del New Mexico. Questo percorso è costellato di
formazioni rocciose e luoghi culturali unici. |
12° giorno
GALLUP – FLAGSTAFF
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Proseguendo verso
ovest, andiamo a visitare il parco nazionale della Foresta
Pietrificata, che si estende in un arido altopiano che si
trova a 314 Km a est del Grand Canyon. Quest'area circa 225 milioni di
anni fa (Tardo Triassico) era una vasta pianura intersecata da
numerosi fiumi, dove rettili, antenati degli attuali coccodrilli,
giganteschi anfibi e piccoli dinosauri vivevano in una foresta
lussureggiante. Tra le felci e le cicadacee spuntavano alberi
altissimi - Araucarioxylon, Woodworthia e Schilderia. Gli
sconvolgimenti climatici e geologici portarono i fiumi a ingrossarsi e
a sommergere i tronchi, che vennero quindi ricoperti di fango, ceneri
e sedimenti trasportati dall'acqua. La mancanza di ossigeno impedì il
rapido deterioramento del materiale organico, mentre le acque sature
di silicio si infiltravano all'interno dei tronchi rimpiazzando
lentamente i tessuti lignei con depositi di silicio. La successiva
cristallizzazione del silicio, divenuto quarzo, ha dato origine ai
tronchi pietrificati che si rinvengono in questa zona desertica.
L'antica pianura si è quindi sollevata nel corso delle ere geologiche
e il vento e qualche rara pioggia hanno riportato alla luce la foresta
pietrificata. Sono state trovate tracce di insediamenti umani che
sembrano risalire a circa 10 000 anni fa, anche se i resti più
consistenti di insediamenti di popolazioni precolombiane sono quelli
degli indiani Anasazi, misteriosamente scomparsi attorno al 1400 d.C.
Attualmente tutta la zona è protetta rigorosamente dal Parco
Nazionale; nondimeno nella seconda metà dell'800 ci furono dei
tentativi di "valorizzare" il legno pietrificato, che venne venduto
come souvenir o comunque rimosso alla ricerca di improbabili usi
industriali o commerciali. Ora rimuovere qualsiasi frammento di roccia
dal parco viene considerato crimine federale. Proseguiamo per andare
poi ad ammirare il Meteor Crater. Attenzione, il Meteor
Crater NON è un parco o un monumento nazionale, ma è operato e gestito
da un associazione privata. Dall'uscita dell'autostrada fino al
cratere potremo seguire i cartelloni stradali che abbondano.Dovremo
percorrere comunque ancora diverse miglia prima di raggiungere il
cratere. Il paesaggio che costeggia la strada è il classico Arizoniano
di prateria, strada e qualche animaletto selvatico che ogni tanto
corre attraversando la strada facendovi rischiare il cappottamento con
la macchina. Una volta giunti al cratere, vi renderete subito conto di
una cosa: il cratere stesso non è visibile dall'esterno del centro
visitatori, in quanto l'impatto ha provocato l'innalzamento del
terreno circostante, creando una sorta di collinetta, che impedisce la
vista sul cratere stesso. Ora qualche dato storico - tecnico: 50.000
anni fà, una meteorite formata da ferro e nichel, precipitò sulla
terra alla velocità di 60.000 chilometri all'ora, colpendo il deserto
dell'Arizona con una forza paragonabile a quella di 20 milioni di
tonnellate di TNT. Largo 50 metri e del peso di diverse centinaia di
migliaia di tonnellate, in qualche secondo provocò un cratere profondo
230 metri e largo 1'300... provate ad immaginare di scavare un buco
largo altrettanto. Anche utilizzando una ruspa, impieghereste anni.
L'impatto scagliò nel cielo blocchi di terreno grandi anche come una
casetta monofamiliare, e sollevò permanentemente la crosta terreste
circostante di 50 metri! Oggi il cratere è profondo solo 180 metri, e
la sua larghezza si è allargata a quasi tre chilometri e mezzo. 20
partite di Football americano potrebbero essere giocate
contemporaneamente sul fondo del cratere, mentre due milioni di
persone troverebbero posto a sedere lungo la parabola del cratere per
assistere allo spettacolo. Il meteorite che provocò il cratere andò
distrutto nell'istante stesso dell'impatto, a causa della fusione e
della frammentazione causate dalle alte temperature provocate
dall'ingresso nell'atmosfera terrestre e dall'impatto stesso. Oggi ne
restano solo alcuni piccoli frammenti ritrovati nella zona
circostante. Il suolo del Cratere ricorda talmente tanto quello dei
crateri lunari, che la Nasa, nel 1968, lo utilizzò per allenare gli
astronauti della missione Apollo al muoversi in una zona, appunto, di
crateri. La discesa nel cratere non è permessa, ma comunque, compreso
nella tariffa d'ingresso vi è anche un giro guidato intorno al bordo
esterno - tempo permettendo - che offre comunque una buona prospettiva
utile a farsi un idea dettagliata di quello che avvenne in zona.
Proseguiamo poi per Flagstaff. Se temete che le
cittadine dell'Arizona vi possano abbruttire, fate un salto a
Flagstaff, un'oasi culturale in un paesaggio desertico. Il centro
storico, che risale ai giorni in cui Flagstaff era una stazione
ferroviaria di passaggio, vi solleverà dopo i motel polverosi e gli
squallidi ristoranti per camionisti disseminati in tutto lo stato. In
questa cittadina, invece, vecchie locande si alternano a ristorantini
vegetariani e i rumori più comuni non sono i clacson, ma piuttosto le
note di qualche musicista jazz. Se non vi basta questo centro storico
non turistico, andate a visitare il Lowell Observatory, dal quale nel
1930 fu avvistato per la prima volta il pianeta Plutone, oppure
passeggiate nel quieto arboreto. Flagstaff è un'ottima base per gite
di un giorno. In un'ora si raggiungono i villaggi indiani di Anasazi e
di Sinagua; oppure potete farvi riallineare i chakra nella mecca New
Age di Sedona. |
13° giorno
FLAGSTAFF – YUMA
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Yuma:
l’ultima frontiera, la guerra tra i ricchi del mondo che hanno bisogno
dei poveri per restare ricchi, e i poveri che hanno bisogno dei ricchi
per sfuggire alla condanna della nascita. Sì, c’è anche il treno per
Yuma, processioni di container trascinati dai muli diesel della Union
Pacific, lentissimi perché nulla può muoversi in fretta in questo
forno, neanche un treno. «Mexico: Last Exit Before the Border», mi
avverte un cartello sull’autostrada numero 8, ultima uscita prima del
confine. Commedia divina alla rovescia: lasciate ogni speranza, o voi
che uscite, perché per rientrare, se la vostra mamma non ha avuto il
buon gusto di partorirvi nel mondo giusto, sarete condannati a vivere
affacciati sull’abisso e a consumare la vita a decidere se buttarvi
giù. In undici milioni, se le cifre sono vere e ne dubito, sono
saltati giù e sono sopravvissuti. In cinquecentomila ci provano ogni
anno, tenendosi per mano, chiudendo gli occhi, portandosi solo quello
che hanno sulla schiena, una maglietta sudata, un paio di jeans, prima
che costruiscano «the Wall», il muro di seicento chilometri che ora
dovrebbero innalzare per sigillare l’Arizona dallo stato di Sonora, il
Norte che ammicca nel buio oltre i cespugli e il Sur, l’America che
non è America. Arriviamo a San Diego: la bellissima linea costiera, il
clima quasi perfetto e l'architettura mediterranea fanno di San Diego
la località balneare per eccellenza della California meridionale.
Scordatevi i ritmi e l'inquinamento di Los Angeles: se volete
immergervi nell'atmosfera della vita di spiaggia del sud della
California indossate i bermuda per unirvi ai surfisti, oppure andate
al confine con il Messico a comperare tappeti. |
14° giorno
YUMA – SAN DIEGO
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Ultima tappa oggi
verso ovest per giungere in riva all’Oceano Pacifico, a
San Diego. Sebbene le prime presenze umane nella zona di San Diego
risalgano a molto tempo fa, sono pochi i luoghi di interesse della
regione possano vantare più di un secolo di storia. Il lungo periodo
in cui la zona fu abitata dai nativi americani ha lasciato pochi segni
tangibili e, nonostante un gran numero di località dai nomi spagnoli e
di edifici costruiti con lo stile tipico delle missioni, ci sono in
realtà solo una mezza dozzina di strutture che risalgono al periodo in
cui la regione si trovava sotto l'amministrazione spagnola e
messicana. |
15° e 16° giorno
SAN DIEGO
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Giornate a
disposizione per attività e visite individuali. Possibilità di relax
al mare o della visita dei quartieri di San Diego:
Gaslamp Quarter Nel passato, questo colorato quartiere del
centro ospitava le attività commerciali più redditizie, ossia saloon,
locali per il gioco d'azzardo, bordelli e fumerie d'oppio.
Embarcadero Il porto vecchio di San Diego, appena a
ovest del centro, è una zona notevolmente pulita e gradevole. Non ha
mai svolto un ruolo di rilievo come porto commerciale, ma ha comunque
un'atmosfera marittima, grazie alle vecchie imbarcazioni ormeggiate al
Maritime Museum, agli edifici del Seaport Village che sono stati
ricostruiti in stile primo '900 e al San Diego Convention Center, che
si dice sia stato progettato prendendo spunto da un transatlantico.
Balboa Park Questo grandissimo parco, situato
all'estremità nord-orientale del centro, è uno dei principali beni
cittadini. Al suo interno ci sono grandi spazi verdi, musei, teatri,
uno zoo e diverse strutture sportive, tra cui campi da tennis, una
piscina e campi da golf.
Old Town Questa zona fu il luogo in cui sorse il primo
insediamento civile spagnolo in California, conosciuto con il nome di
Pueblo de San Diego. Intorno al 1820 venne creata una piazza che, nel
giro di 10 anni, fu circondata da capanne e da abitazioni in muratura.
SeaWorld Una delle più famose e più popolari attrazioni
di San Diego è sicuramente il SeaWorld, aperto a Mission Bay nel 1964,
e la cui orca, Shamu, è diventata un simbolo non ufficiale della
città. SeaWorld è un luogo molto commerciale, molto divertente e
leggermente educativo.
La Jolla Questa ricca zona residenziale, situata sulla
costa, 20 km a nord-ovest del centro di San Diego, è conosciuta per i
ristoranti, per i tappeti e per i beni immobili. |
17° giorno
SAN DIEGO –
LOS ANGELES |
Giornata di
trasferimento verso nord, seguendo la strada Panamericana identificata
con il nr. 1 e per raggiungere Los Angeles. Resto della giornata a
disposizione. Pernottamento in Hotel. |
18° giorno
LOS ANGELES – ITALIA |
Trasferimento all'aereoporto di Los Angeles, rilascio delle auto a
noleggio ed imbarco sul volo di ritorno in Italia. |
19° giorno
ARRIVO IN ITALIA |
Arrivo in
Italia |
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Gli hotel e le sistemazioni di
questo viaggio: |
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Location |
Hotel |
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Los
Angeles |
Westin Hotel |
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Las
Vegas |
Bellagio |
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Grand
Canyon |
Yavapai Lodge East |
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Monument Valley |
Hampton Inn Kayenta |
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Canyon
de Chelly |
Holiday Inn Chinle |
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Mesa
Verde |
Holiday Inn Cortez |
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Santa
Fe |
Homewood Suite Hotel |
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Gallup |
Best
Western |
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Flagstaff |
Best
Western |
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Yuma |
Best
Western |
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San
Diego |
Loews Hotel |
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Los
Angeles |
Westin Hotel |
Per
ragioni operative gli hotel potranno essere sostituiti con altri similari
e di pari categoria
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Esempio operativo voli |
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British Airways |
Milano - Londra |
07.55 - 09.00 |
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British
Airways |
Londra
- Los Angeles |
10.05 - 13.10 |
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British
Airways |
Los Angeles - Londra |
21.20 - 15.30+1 |
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British
Airways |
Londra
- Milano |
19.25
- 22.20 |
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Quote |
Partenze giornaliere fino al 30 ottobre 2010
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Pacchetto Fly & Drive con fuoristrada 4WD |
Quota
per persona
in camera Doppia |
Quota
per persona
in camera Tripla |
Quota
per persona
in camera Tripla |
€
1.590
per persona |
€
1.190
per persona |
€
1.090
per persona |
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Pacchetto Fly & Drive con
Harley Davidson
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Quota per persona
in camera Doppia
1
moto in 2 persone |
Quota per persona
in camera Doppia
1 moto per persona |
€ 1.790
per persona |
€ 2.290
per persona |
Il prezzo del viaggio potrà essere variato fino a 20 giorni
precedenti la partenza e soltanto in conseguenza alle variazioni di: costi
di trasporto (inclusi il carburante), diritti e tasse su alcune tipologie
di servizi, quali imposte, tasse di atterraggio o di imbarco negli
aeroporti, tassi di cambio applicati.
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Incluso ed escluso |
Sono inclusi: ( per la versione con l'auto
)
- tutte le notti per un totale di 17 con sistemazione in camera doppia
solo pernottamento,
- noleggio mezzo fuoristrada 4 WD/ADW ( base 4 persone per auto )
- Le tariffe includono: chilometraggio illimitato, Riduzione Franchigia
Danni/Furto (LDW), copertura supplementare Responsabilità Civile (LIS),
Tasse e sovrattasse locali, Oneri Aeroportuali, supplemento 3 guidatori
aggiuntivi e pieno di benzina.
- iscrizione, assicurazione
assistenza e spese mediche base.
Sono esclusi :
(
per la versione con l'auto )
- Tutti i voli da e per l'Italia
-
Tasse aeroportuali
-
Drop Off vettura da regolarsi in loco
- Assicurazione PAI (Protezione Infortuni) e PEC (Protezione effetti
personali) per l'auto in loco
- Assicurazione per assistenza e spese mediche illimitate
- Assicurazione per annullamento viaggio
- tutto quanto non specificato alla voce "sono
inclusi"
Sono inclusi:
( per la versione con la moto )
- tutte le notti per un totale di 17 con sistemazione in camera doppia
solo pernottamento,
- noleggio Harley Davidson per 16 gg.
- iscrizione, assicurazione
assistenza e spese mediche base.
Sono esclusi :
(
per la versione con la moto )
- Tutti i voli da e per l'Italia
-
Tasse aeroportuali
-
Drop Off moto da regolarsi in loco
- Migliaggio illimitato: 32€ al giorno
- Assicurazione Enhanced VIP
- Copertura Danni e Furto (Il noleggiatore paga sino a $1000, quale
franchigia): 22€ al giorno
- SLI: 12€ al giorno ( Responsabilità civile verso terzi )
- Pai/Pec: 5€ al giorno
- Assicurazione per assistenza e spese mediche illimitate
- Assicurazione per annullamento viaggio
- tutto quanto non specificato alla voce "sono
inclusi" |
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VARIANTE CON
LE HARLEY DAVIDSON |
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Per chi sceglie di viaggiare in Harley Davidson,
abbiamo selezionato i
modelli "Fat Boy" e "Heritage":
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"Fat Boy"

Clicca sulla foto per ingrandire
Quando vedete una moto come
questa, capite che è così che dovrebbe essere una moto. Grossa,
compatta e massiccia. Con i parafanghi avvolgenti in metallo. I tubi
della forcella che sembrano dei tronchi d'albero. Il faro cromato
dalle dimensioni massicce. E il corposo V-Twin che aspetta solo di
essere liberato per la strada, a richiamare l'attenzione ad ogni suo
slancio. Ecco che cosa vi può dare una Fat Boy. E probabilmente è
per questo motivo che, fin dal primo giorno in cui hanno calcato le
strade con le loro ruote gigantesche, sono diventate un punto di
riferimento irrinunciabile. E' quindi facile capire che, di questa
moto, troverete una quantità enorme di particolari da apprezzare.
Cerchi lenticolari pieni. Pneumatico posteriore maggiorato da 150mm.
Pedane grandi abbastanza per piedi di tutte le misure. E un generoso
motore Twin Cam 88B dotato di sistema EFI e controalberi di
bilanciamento, il cuore che pulsa al centro di questa moto. Per una
vita in grande stile.
Caratteristiche tecniche |
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"Heritage"

Clicca
sulla foto per ingrandire
Non vi stupireste di trovare,
nascosta sotto un telo impolverato nel granaio dei nonni, una
bellezza come la Heritage Softail Classic. Con le borse laterali in
cuoio con le borchie, i grossi parafanghi, il gigantesco faro
cromato e le passing lamp. Per il motociclista che sogna uno stile
classico, non potrebbe esservi nulla di meglio. Ma anche coloro che
sono alla ricerca di un mezzo moderno troveranno in questa moto una
compagna ideale. Ne volete una prova? Guardate il motore Twin Cam
88B. Con i suoi 1450 cc e il sistema di iniezione EFI. Installato su
supporti rigidi, ma due ingegnosi controalberi di bilanciamento
provvedono ad annullare tutte le vibrazioni, tranne quelle che si
avvertono quando si vive una leggenda. La sospensione posteriore è
nascosta. I pneumatici Blackwall sono montati su cerchi a raggi. E
la sella è ribassata. Pertanto, qualunque sia il genere di moto che
preferiate, non troverete alcuna difficoltà a saltare in sella a
questa.
Caratteristiche tecniche |
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- Fax. +39 030 8922697 |
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