Viaggi e turismo

DATI DEL PAESE:

Capitale: Addis Abeba
Popolazione: 99.465.000 circa
Superficie: 1.104.300 km²
Fuso orario: + 2 ore rispetto all’Italia; + 1 ora quando in Italia vige l’ora legale;
Lingue: amarico (lingua ufficiale), oromo, somalo, tigrino e varie lingue locali. Diffuso l’inglese, soprattutto nei centri urbani.
Religioni: cristianesimo ortodosso (43,5%), islam (33,9%), cristianesimo protestante (18,5%), minoranze cristiane cattoliche e animiste.
Moneta: Birr (ETB)
Telefonia: La rete cellulare (voce e dati) copre l’area della capitale Addis Abeba e i principali centri urbani ed è in fase di ampliamento in molte aree rurali. Il servizio di roaming non risulta sempre affidabile e le SIM italiane funzionano in maniera discontinua. Nei principali hotel e centri commerciali della capitale è possibile acquistare delle schede locali prepagate, presentando copia di un documento d’identità e due fototessere.
Prefisso per l’Italia: 0039
Prefisso dall’Italia: 00251

 

Approfondimenti sul Paese:

  • Il clima:

    L’Etiopia è un Paese tropicale il cui clima varia soprattutto in funzione dell’altitudine (la capitale Addis Abeba si trova a 2.355 metri s.l.m.). La depressione della Dancalia nel Nord-Est del Paese, disseminata di laghi salati e la regione somala nel Sud-Est sono aree semidesertiche e torride. Gli altipiani abissini, che occupano la parte centrale e settentrionale del Paese, hanno un clima più temperato. Le piogge nella zona di Addis Abeba e dell’altopiano sono concentrate nella “stagione delle piccole piogge” (marzo-aprile) e nella “stagione delle grandi piogge” (giugno-settembre).

  • Geografia:

    L’Etiopia è un Paese dell’Africa orientale che confina a Nord con l’Eritrea, a Nord-Est con Gibuti, a Est e a Sud-Est con la Somalia, a Sud con il Kenya e a Ovest con il Sudan e il Sudan del Sud. Si estende su una superficie di 1.127.127 km².

    Geografia fisica:
    Il territorio è dominato da due grandi altopiani, quello etiopico ad ovest, con un altitudine quasi sempre superiore ai 1.500 metri ed in cui vi sono diversi rilievi montuosi che in alcuni casi superano anche i 4.000 metri d’altezza e quello galla-somalo ad est, più basso e con valli più larghe, che digrada progressivamente verso l’Oceano Indiano; queste due aree sono separate fra loro dalla Fossa Galla, che fa parte della Rift Valley, un grande e profondo solco che verso nord si congiunge alla depressione della Dancalia, estremamente arida e torrida.
    L’Altopiano Etiopico supera in diversi punti i quattromila metri d’altitudine, le quattro montagne più alte si trovano nella sua sezione settentrionale, con il Ras Dashen (4.533 m.) come cima più elevata del Paese.
    I corsi d’acqua etiopi hanno generalmente carattere torrentizio e sono legati al regime delle precipitazioni stagionali, fra quelli principali fanno parte del bacino del Nilo il Tekezé (608 Km, inclusi tratti in Eritrea e Sudan) a nord, che per una parte del suo corso segna il confine con l’Eritrea ed il Nilo Azzurro (1.450 Km in totale), che nasce nel Lago Tana e sceso dall’altopiano entra in Sudan; scorrono invece verso l’Oceano Indiano l’Awash (1.200 Km), che nasce nella regione della capitale e porta le sue acque ad una serie di laghi interconnessi al confine col Gibuti, non raggiungendo mai l’Oceano, ma terminando la sua corsa nel Lago Abbe, l’Uebi Scebeli (1.150 Km in Etiopia, in totale 2.050 Km) ed il Giuba (775 Km in territorio etiope, in totale 1.650 Km), accomunati dal fatto di nascere ai margini occidentali dell’Altopiano Galla-Somalo e scorrere poi verso est ed entrare in Somalia, dove il loro regime diminuisce, con l’Uebi Scebeli che si esaurisce quasi sempre prima di congiungersi al Giuba, che poco dopo sfocia nell’Oceano Indiano; vi è infine un altro fiume, l’Omo (760 Km), che nasce nell’Altopiano Etiopico, scorre verso sud ed è il principale immissario del Lago Turkana.
    Numerosi i bacini lacustri naturali, il Tana (3.000-3.500 Km² a seconda della stagione), che si trova nell’Altopiano Etiopico, quello più esteso; vi sono poi una serie di laghi in successione nella Fossa Galla ed in buona parte salati, a partire da sud dal Lago Turkana (6.405 Km² in totale, inclusa parte kenyana), la cui sola estremità settentrionale si trova però in Etiopia, degli altri solamente il Lago Abaya (1.160 Km²) ha un estensione superiore ai mille chilometri quadrati.

     

     

     

  • Cibi e bevande:

    L’ingrediente essenziale della gastronomia etiope è la carne, accompagnata da legumi come purè di ceci o verdure, ma anche i cereali: col “teff”, un cereale simile al miglio, si prepara, con diversi giorni di fermentazione, l’“injera”, una sfoglia di pane che viene servita arrotolata. Il “wot” è il piatto nazionale: una salsa molto piccante che accompagna carne di pollo o di pecora. I commensali si servono da un unico piatto con le dita della mano destra, spezzando l’“injera” che viene farcita di “wot”. Nei periodi di digiuno imposti dalla religione copta e dai dettami del Corano è vietato consumare carne e prodotti caseari, e allora il “wot” viene servito con legumi. Nella dieta dell’etiope non manca il “berberè”, condimento a base di peperoncino che si ritiene abbia effetti salutari e medicamentosi; la carne cruda viene intinta in questo pimento, che viene utilizzato anche nella salsa arricchita con pezzetti di pollo, di montone o uova sode. Il pranzo termina col cerimoniale del caffé, il cui nome deriverebbe dalla provincia etiopica di Kaffa. Un’altra importante bevanda è il “tech” ottenuto dalla fermentazione di miele, acqua e una pianta spinosa degli altopiani chiamata gensho. La birra tradizionale è la “talla”, ottenuta fermentando un cereale (mais, orzo o grano) e il gensho. Anche il tè è molto consumato, aromatizzato con cannella o chiodi di garofano.

  • Acquisti:

    È possibile acquistare tappeti di lana annodati o tessuti, ceste finemente lavorate in vimini di solito utilizzate per conservare sementi, cestini che le donne riempiono di vari prodotti e trasportano sulla testa (i più belli si trovano ad Harar); inoltre ceramiche, monili in argento, articoli in bambù, sculture e artigianato in legno. Molto belli i tessuti in cotone, di provenienza locale, la cui trama è ancora ottenuta con lavorazioni artigianali.

     

  • Le località:

    AXUM:
    la città di Axum fu la capitale dell’antico e fantastico regno della Regina di Saba.
    Nel Kebre Nagast (Libro dei Re) si dice che Axum fu la capitale già dal X sec. A.C. con la Regina di Saba. Altre fonti dicono che divenne capitale nei primi secoli A.C. e il massimo splendore avvenne nel III sec. dopo Cristo. Quel che si sa di sicuro che fu un grande regno che non sfigurava con quello romano dell’epoca. Famoso è il parco delle steli.
    I monoliti voluti dal re Ezana è composto da 7 steli, anche i suoi successori in seguito furono seguaci e fautori di queste incredibili testimonianze lasciateci. Il più grande monolito costruito dall’uomo (33 metri per 500 tonnellate) ora giace per terra, vittima della sua stessa magnificenza e imponenza. Sembra fosse stato voluto dal Re Ramahi. La particolarità di queste steli è che alcune di esse sono completamente lavorate, altre molto meno e altre ancora completamente lisce. La seconda di 23 metri d’altezza, vede l’Italia coinvolta, perché trafugata dalle truppe italiane durante la 2° guerra mondiale e ora restituita, svetta come impegno di pace e collaborazione fra i due paesi.Altra particolarità appena fuori l’attuale Axum, l’antica città che ora è il villaggio di Yeha. Città pre-axumita dove ancora troviamo un antico tempio pagano  dedicato alla Luna del V sec. A.C.
    Impossibile non nominare la chiesa di Santa Maria di Sion che si dice contenga l’Arca dell’Alleanza, vegliata da un monaco fino alla morte. Nessuno vi ha accesso. L’urna dovrebbe contenere le due tavole di pietra consegnate da Dio a Mosè sul Monte Sinai. Inoltre la “tomba di Kaled” e il bagno della Regina di Saba.

    LALIBELA:
    viene chiamata e non a torto “ottava meraviglia del mondo”.
    Città fondata nel XII sec. conserva al suo interno  meraviglie che ne fanno una delle situazioni più affascinanti dell’intero pianeta. Lo si può capire subito visitando le incredibili chiese monolitiche dalla grandiosità e splendore unica nel loro genere. Lalibela, l’antica Roha, venne fondata dalla dinastia Zagwe in particolare dall’ultimogenito da cui prende il nome.
    La città si trova a 2600 metri di altitudine con a fianco il grande Abuna Josef, un’amba di 4000 metri d’altezza. La città preserva ancora le tradizionali case fatte a tucul di due piani in pietra.
    Nella incredibile area delle chiese molto spesso troveremo pellegrini che arrivano in maniera ininterrotta per tutto l’anno ed in particolare con il coincidere delle feste copte. Le chiese sono undici, tutte scavate nel tufo e collegate l’una all’altra da corridoi e cunicoli anch’essi scavati.
    Le chiese sono divise in due comprensori, tagliate dal fiume chiamato Giordano dagli etiopi. Le prime sei a nord: Bet Golgotha, Bet Mika’el (conosciuta anche come Debre Sina), Bet Maryam, Bet Meskel, Bet Danaghel e Bet Medhame; sono scavate nel terreno. Le altre cinque a sud: Bet Emanuel, Bet Mercurios, Bet Abba Libanos, Bet Lehem, Bet Gabriel e Rafael; sono invece ricavate nel corpo della montagna. La dodicesima, isolata dalle altre undici, è Bet Giorgis; questa, dedicata al patrono dell’Etiopia, è la più famosa perché unica ad avere la pianta a forma di croce. Questa sprofonda per oltre 1 metri nel cuore della montagna e da lontano nascosta alla vista: solo salendo per un tratto un breve pendio è possibile scoprirne la straordinaria forma slanciata.
    Tutte queste chiese oltre a decorazioni esterne e finestre scolpite a forma di croci fra le più svariate, contengono al loro interno nicchie, altari, affreschi, che donano al tutto un’ipnotica estasi.

    GONDAR:
    la Camelot in Africa: antica capitale etiope situata in una conca protetta a nord da una catena di montagne di oltre 3000 metri, in parte ricoperte da boschi di eucalipti. Gondar è una delle città più interessanti d’Etiopia grazie alla posizione geografica, al clima mite tutto l’anno, all’antica tradizione culturale e al centro urbano ricco di pregevoli monumenti. Gondar è unica nel continente africano con un centro storico edificato in perfetto stile medioevale portoghese. Divenne capitale con Re Fasiladas nel 1635 che iniziò la costruzione di castelli, palazzi e chiese quest’ultime richiamanti la tradizione etiopica. All’interno del recinto imperiale si trova un notevole complesso di palazzi. Tra queste mura, che comprendono il castello di Fasiladas e di Iyasu, è fissato il patrimonio storico dei secoli passati. All’interno dei castelli sarà facile pensare alla vita di corte di re e cortigiani, fatta da banchetti, spettacoli e intrighi di corte.
    Imperdibile è anche la meravigliosa chiesa di Debra Berhan Selassie, il cui nome significa monte della luce della trinità. Questa chiesa oltre ad avere meravigliosi affreschi alle pareti rappresentanti la vita dei santi, di Cristo e della Madonna, presenta  una particolarità che la rende unica, il soffitto in legno è affrescato da varie file di volti di giovani cherubini dai grandi occhi neri. Un interessante aneddoto è rappresentato dalla direzione dello sguardo dei cherubini rivolti agli ingressi e alle uscite della chiesa.

    ADDIS ABEBA;
    “il nuovo fiore”: sorse  per volontà e scelta della Regina Taytu moglie dell’Imperatore Menelik nel 1887 dopo molti tentativi in altri siti limitrofi. La città si trova ad un’altitudine di 2500 metri. Qui vennero edificati il Palazzo Imperiale e la Chiesa di Santa Maria in Zion alla quale venne dato lo stesso nome della chiesa di Axum nell’intenzione di creare una sontuosa capitale quanto quella axumita. Durante il regno di Menelik, la città ospitò molte nuove istituzioni, come il primo ospedale la prima scuola moderni del paese, la prima banca, la tipografia, il primo albergo moderno e la prima area dedicata allo sport. In seguito l’Imperatrice Zawditu e Haile Selassie costruirono molti nuovi edifici. Lo stesso fecero durante l’occupazione i fascisti italiani che oltre ad edifici costruirono molte strade.
    Addis Abeba considerata da tutti come Capitale d’Africa ha al suo interno la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa (ECA) e l’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA).
    Altre cose particolari presente in Addis sono con nomi che non lasciano alcun dubbio nella derivazione, sono Piazza e Mercato.
    Piazza è un quartiere di chiara impronta colonica, zona con molti orefici ma anche pasticcerie, caffè, sartorie, negozi di elettronica e rivendite di ogni tipo.
    Mercato è il “mercato” appunto più grande d’Africa dedicato ad ogni tipo di cosa, e diviso in settori ognuno dei quali dedicato a diversi prodotti.Vera chicca è il Museo Nazionale con all’interno molti reperti risalenti a partire dall’età axumita e poi una parte tutta dedicata alla nascita dell’uomo che sfocia nella famosa Lucy, il primo ominide databile ad almeno 3,2 milioni di anni fa’. Venne chiamata così perché i ritrovatori nel novembre del ’73 festeggiarono la notte al suono della celebre canzone dei Beatles.
    Addis Abeba ora è una città che sempre volge più alla modernità. Cosa molto piacevole è la vita notturna. Gli etiopi amano molto godersi al vita, al pari nostro, quindi i locali notturni abbondano e quasi sempre pullulano di gente. Cosa che potrebbe lasciarvi stupidi. Da ristoranti turistici, ad alcuni tradizionali, talvolta con musiche e danze dal vivo a discoteche a locali di tutti i tipi, in certi giorni della settimana si formano delle movide, che  chi ama questo tipo di vita, troverà molto piacevoli.

    DANCALIA (il Dallol)
    La regione più calda e inospitale del Rift africano si trova nell’ estremo nord della faglia terrestre, separata dal Mar Rosso solo da una catena di basse colline. È il rovente deserto etiopico della Dancalia, chiamata più precisamente da geografi e geologi, Depressione della Dancalia, situata a 120 metri s.l.m. La temperatura superficiale della roccia può raggiungere l’incredibile valore di 160°C; ci si potrebbe addirittura cucinare qualcosa sopra. I titoli attribuiti a questa regione non sono finiti; un altro nome è Triangolo di Afar, denominazione data dalle tribù omonime che sono praticamente i suoi soli abitanti.
    Il paesaggio può sembrare quello della fine del mondo, o del suo principio. Ecco il perché dell’ulteriore nome dato alla regione: l’inferno della Dancalia.
    I colori sono quelli caratteristici del deserto e del fuoco vulcanico, con tutte le gradazioni del grigio, del bianco e del giallo.
    L’ unica eccezione in questo desolato paesaggio è la fascia di verde alimentata dal fiume Auasc che da nord si snoda verso est attraversando la parte meridionale della Dancalia. Questo aspetto primordiale è dovuto soprattutto al fatto che ancora oggi è devastato dall’attività geologica, soggetta alle forze laceranti che agiscono sul territorio e che vengono provocate anche dai vulcani circostanti.
    I suoi terremoti ne sono un’evidenza. Dal maggio al settembre 1961 sono state registrate parecchie scosse di intensità 6,5 sul massimo di 10 della scala Richter.
    La grande distesa arida del lago di sale di Karum, nella depressione della Dancalia, era una volta un braccio del Mar Rosso, dal quale si è formato per evaporazione il sale marino. Il lago di sale di Karum si stende a perdita d’occhio, fratturandosi e prosciugandosi dopo le piogge estive. Col tempo le creste rilevate scompaiono in seguito all’azione abrasiva del vento del deserto. Per la maggior parte dell’anno, il lago è compatto e lucido come marmo, ma quando viene bagnato da dalle brevi piogge di fine estate subisce una singolare metamorfosi.
    L’ altura più importante del lago di sale è il Monte Dallol, un’estrusione ovale alta 38 metri e lunga 3 km alla base. Come la pianura circostante, è una struttura di sale, inizialmente sollevatasi come una dolce cupola per azioni di pressioni vulcaniche profonde. Alla sua sommità un cratere crollato prova le sue origini.
    L’ acqua delle sorgenti calde stagionali, o fumarole, proviene dalle alte terre ai margini della depressione della Dancalia. Penetrando nelle spaccature della crosta terrestre, l’acqua viene riscaldata in profondità dalla roccia fusa e risale colorandosi a seconda degli strati di Sali minerali che attraversa.

  • L'Etiopia in libreria e sul grande schermo:

    “Non esiste esperienza di lettura migliore dell’andare nei luoghi in cui un libro è stato scritto.”
    (Kenzaburō Ōe)

    In Etiopia con un mulo di Devla Murphy
    Lo sguardo del leone di Maaza Mengiste
    Memorie di una principessa etiope di Martha Nashibu
    Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate di  Ryszard Kapuscinski

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    “Il cinema è bello se riesce a leggere la realtà”
    (Ettore Scola)

    Difret – il coraggio per cambiare (2015) di Haile Gerima
    Teza (2008) di Haile Gerima
    Menged (2006) di Taniel Taye Workou