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REPUBBLICA POPOLARE CINESE

DATI DEL PAESE:

Capitale: Pechino (Beijing)
Popolazione: 1,339,724,852 (Censimento 2010)
Superficie: 9.600.000 km2
Fuso orario: + 7 ore rispetto all’Italia;+ 6 ore quando in Italia vige l’ora legale.
Lingue: mandarino lingua più diffusa. Nella Provincia del Guangdong il cantonese. Molti i dialetti locali. La conoscenza dell’inglese, seppure in crescita, è limitata ad alcune zone dei grandi centri urbani.
Religioni: ampiamente diffuso l’ateismo. Le principali religioni sono quella buddista e taoista. Sono altresì presenti significative minoranze cristiane e islamiche.
Moneta: Yuan (CNY).
Prefisso telefonico dall’Italia: 0086 (aggiungere 10 per Pechino; 21 per Shanghai; 20 per Canton; 23 per Chongqing)
Prefisso telefonico per l’Italia: 0039 .
Telefonia:  le reti GSM 1800 e 900 coprono Beijing (Pechino), Guangzhou (Canton) e Shanghai.  La rete GSM 900 è attiva anche nella maggior parte dei centri urbani orientali e sud-orientali, fra cui Chengdu e Chongqing. Si può raggiungere l’Italia componendo un numero, che si consiglia di richiedere al proprio gestore telefonico prima della partenza.  All’arrivo negli aeroporti internazionali cinesi è possibile acquistare una scheda SIM ricaricabile, che consente chiamate da e per l’Italia. Presso gli Uffici Postali e le sedi della CNC (compagnia telefonica nazionale) è possibile sottoscrivere abbonamenti telefonici che consentono l’attivazione anche dei servizi SMS, MMS e posta elettronica da e per l’Italia, previo pagamento di un deposito e la presentazione del passaporto. I costi delle chiamate interne sono anche a carico del ricevente.
Internet: gli hotel di pregio nelle grandi città forniscono l’accesso ad internet in stanza. In generale gli hotel a quattro o cinque stelle nelle grandi città sono dotati di business center con collegamenti internet. Sempre nelle principali città esistono internet cafe’ che offrono l’accesso a tariffe contenute. L’acquisto di una scheda SIM con abbonamento CNC consente anche l’accesso ad internet, previo pagamento di una quota supplementare.

  • Il clima:

    La vastità del Paese fa registrare differenti zone climatiche:
    –  Cina del Nord a clima continentale, caldo umido  d’estate, inverni freddi e secchi, stagioni intermedie brevi;
    –  Cina Centrale a clima sub-tropicale, con inverni molto miti ed estati molto piovose;
    –  Cina Meridionale a clima tropicale-monsonico, venti freddi in autunno-inverno, venti caldi in primavera-estate.

  • Storia, geografia, economia:

    Storia:
    La civiltà cinese nacque e si sviluppò lungo il Fiume Giallo e lungo Wei He, nel centro-nord orientale del paese. Prima della fondazione dell’Impero cinese, la Cina era divisa in tanti stati feudali, sempre in lotta fra loro per ottenere la supremazia politica e territoriale. Oltre alle guerre fra Stati esso fu un periodo di grande fermento filosofico e artistico . La Cina si unificò fra il 221 e 206 a.C. quando salì al trono l’imperatore Qin Shihuang a Xi’an., egli lasciò numerose testimonianze del suo regno, basti pensare alla Grande Muraglia, all’esercito di terracotta (7000 soldati alti tra i 1,75 e i 1,94 metri e pesanti sino a 200 Kg). La Cina si sviluppò soprattutto durante le dinastie Han Occidentale e Han Orientale grazie all’apertura nel 114 a.C. della Via della Seta. Si susseguirono lotte continue per la supremazia sull’intero territorio, fino alla dinastia Sui (581-618) ed quella successiva dei Tang (618-907). Xi’an divenne la città più importante del mondo. Grande splendore si ebbe anche con la dinastia Song che stabilì la capitale prima a Kaifeng e poi a Hangzhou. Nel 1279 la capitale fu Pechino. La trasformazione del mondo cinese la si ebbe nel 1842 con la fine della Guerra dell’Oppio e l’apertura della Cina al commercio occidentale.

    Geografia:
    La Cina è situata nella parte est del continente asiatico, essa è molto vasta, infatti fra est e ovest del paese c’è un enorme fuso orario. Il Paese confina a nord con la Mongolia; a nord-est con la Russia; a nord ovest con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan; a ovest (e sud-ovest) con Afghanistan, Pakistan, Nepal, India, Sikkim, Bhutan; ad est con la Corea del Nord. Le coste ad est e sud-est del Paese sono bagnate dall’Oceano Pacifico. Molti sono i fiumi nel paese, piu’ di 1.500 di questi hanno un bacino molto grande. Quelli piu’ grandi sono: lo Yangtze , il Giallo, lo Heilung, il Perle e l’Hai . Sul territorio della Cina sono presenti molti laghi, alcuni artificiali.

    Economia:
    La più importante attività economica della Cina è l’agricoltura tanto che la Cina è divenuta nel 1983 il primo produttore mondiale di cereali. Le colture prevalenti in questo territorio sono: il riso a Sud del fiume Yangtze, il frumento (nella pianura dell’Hoang Ho) e il mais (in Manciuria). Altri prodotti sono le patate, le patate dolci e la soia, largamente consumata anche come legume. Diffusa è la coltivazione del cotone, la iuta, la canapa e il lino. Inoltre la Cina è al primo posto per la produzione del tabacco e al secondo posto per il tè. Limitato è l’allevamento dei bovini poichè non ci sono molti pascoli. Più diffuso è l’allevamento dei suini perché ha carattere prevalentemente domestico e possono essere nutriti con rifiuti. Tipicamente cinese è l’allevamento delle anatre.

  • Le località:

    AKSU
    Ultima cittadina prima del deserto lungo la via della seta, è localizzata a circa 1100 metri di altezza all’interno della valle del fiume omonimo ed è stata per molto tempo stazione carovaniera. Ora è punto di partenza per la visita alle grotte di Kizil. Lungo il corso dei secoli ha subito varie invasioni ed è stata oggetto di contese da parte di varie dinastie e, nel 1800, da parte delle maggiori potenze europee, per la sua importanza strategica, ma anche di archeologi e trafficanti, per le sue testimonianze di arte buddista. La più nota delle zone archeologiche è quella di Baicheng, con più di 200 grotte, di cui circa la metà intatte e un’ottantina ben affrescate con le storie delle varie incarnazioni del Buddha, le più antiche con influenza dell’arte persiana, le altre dell’arte cinese.

    BEIJING (Pechino)
    Abitanti c.a. 11 milioni. Quartieri 12. La via della pace attraversa la città da est ad ovest ed è lunga 44 km. Coesistono 3 stili: architettura imperiale, anni 50 sovietica (case max. 4/4 piani), moderno (palazzi in vetro di 14/20 piani). Fondata nel 1215 da Gengis Khan anticamente si chiamava Dadu. Epoche Ming le più importanti. Poche città al mondo possono vantare una storia tanto ricca e affascinante quanto Pechino. Disegnata a tavolino 600 anni fa secondo i dettami della geomanzia cinese, la città fu abbellita oltre ogni immaginazione di palazzi, templi, monasteri, giardini dal fascino fiabesco. Ancora all’inizio di questo secolo, Pechino si presentava suddivisa in tre città concentriche, separate fra loro da alte mura: nel centro, la Città Proibita, impenetrabile e misteriosa dimora del ‘Figlio del Cielo’; attorno, la città tartara, dove risiedeva la nobiltà imperiale; all’esterno, la città cinese, dove vivevano i cittadini e dove sorgeva il Tempio del Cielo, sede ufficiale del culto imperiale. Dopo l’avvento della Repubblica Popolare, Pechino subì un forte sconvolgimento urbanistico che, senza toccare alcuno dei monumenti, ha comunque modificato profondamente l’aspetto della città, rendendola una capitale moderna ed elegante. Ma il cuore di Pechino, la straordinaria Città Proibita, resiste impermeabile al tempo a testimoniare la gloria e i fasti del ‘Figlio del Cielo’. La città è divisa in due grandi parti: quella interna settentrionale antica, con pianta quadrata al cui interno si trova la famosissima città imperiale o “città proibita” che si estende per 5 kmq e dove hanno vissuto 24 imperatori Ming e Qing e quella esterna meridionale moderna, costruita negli ultimi cinquant’anni, che è la parte abitata. Qui le strade sono gremitissime di taxi, camion, autobus e un numero incredibile di biciclette scampanellanti. La piazza più importante e la più grande del mondo è quella di Tian An Men, che confina a nord con la città proibita e a sud con il Mausoleo di Mao, a cui si arriva dalla Chang An Jie (via della lunga pace) la strada più importante lunga 44 km. Nella zona in cui sorse la capitale della Cina fu rinvenuto nel 1929 un teschio del primo uomo scimmia Homo Erectus Pekinensis o uomo di Pechino, risalente a 500.000 anni fa, ed altri scheletri di 18.000 anni fa. Pechino, quando vi giunse Marco Polo, alla fine del 13° secolo, era una delle città più grandi del mondo. Fu capitale dei Mongoli, poi della dinastia cinese Ming per circa due secoli fino alla metà del 1600, di quella Qing ed ora della Repubblica Popolare Cinese. All’inizio della primavera gli imperatori si recavano in una zona a sud-est della città a pregare il Cielo per ottenere un buon raccolto; per questo fecero costruire completamente in legno e senza chiodi nel 1400 il Tempio del Cielo (Tien Tan), altra notevolissima testimonianza dell’architettura Ming, anche se è stato ricostruito perchè l’originale fu completamente distrutto da un incendio alla fine dell’ ottocento. Come residenza estiva invece gli imperatori King si fecero costruire padiglioni e templi nello Yi He Yuan (giardino della concordia) uno stupendo giardino con laghi e collinette artificiali. Un’altra famosissima attrattiva di questa zona è la Grande Muraglia, che si trova a settanta km da Pechino: lunga più di 5000 km fu ideata per difendere il territorio dagli assalti delle tribù nomadi all’epoca Ming, ma con l’avanzamento delle tecniche difensive servì più come via di comunicazione attraverso svariatissimi paesaggi. Tappa d’obbligo è la visita alle tombe di tredici imperatori Ming e delle loro mogli, dopo aver percorso la Via degli Spiriti. Nel 1770 un imperatore King, non soddisfatto della residenza estiva già esistente, volle costruirne un’altra e scelse la città di Jehol (Chengde). La superficie di questa residenza era pari a quella della Città Proibita e del Palazzo d’Estate uniti. Fra le varie costruzioni ci sono lo studio imperiale, vari monasteri e templi di cui il più importante è quello della Dottrina Potaraka, riproduzione di quello di Lhasa, a dimostrazione del favore di cui godette in quel periodo il buddismo.

    CANTON (Guangzhou)
    Canton fu la prima porta della Cina aperta all’Occidente, a quei temerari navigatori portoghesi che cinquecento anni fa solcavano i mari in cerca di mercanzie rare. L’anima della città è essenzialmente commerciale: tutto si vende, o si compra, a Canton, nei suoi interminabili mercati per le strade come nella modernissima fiera campionaria. Una sosta a Canton è anche divertente per gli appassionati di cucina cinese: non c’è cosa fra cielo e terra che i cuochi cantonesi non siano in grado di cucinare. Il simbolo di questa città sono i caproni, poichè secondo una leggenda cinque divinità scesero dal cielo sul dorso di caproni e, offrendo al popolo la spiga di riso che ciascuno di loro portava in bocca, dissero che così non avrebbe più sofferto la fame. Da quel momento il riso divenne l’alimento più importante della Cina meridionale. Ma questa città deve la sua vitalità e la sua storia millenaria soprattutto al fatto che si trova in una favorevole posizione geografica oltre che sul mare e quindi aperta agli scambi commerciali con tutto il mondo; questo desiderio di rinnovamento e di crescita è confermato anche da una importante fiera che vi si svolge due volte all’anno. Altre piacevoli caratteristiche di Canton sono la grande diffusione di fiori ovunque, e la sua buona cucina.

    CHENGDE
    Nel cuore della Manciuria, sua terra di origine, l’ultima dinastia imperiale cinese volle costruire nel ‘600 una maestosa reggia imperiale. La reggia, protetta da una cinta muraria lunga 10 km, sorge in un sontuoso parco di 560 ettari, nel quale trova posto un lago di 32 ettari; nei suoi padiglioni nascosti nel verde prendeva posto l’immensa corte di eunuchi e concubine al seguito del Figlio del Cielo, che qui si rifugiava per trovare ristoro dalla calura di Pechino nei mesi estivi; attorno al palazzo furono edificati immensi monasteri in stile tibetano (in Manciuria e nella vicina Mongolia la tradizione tibetana era molto radicata) fra i quali spiccano il Monastero della Pace Universale ed il piccolo Potala, costruito a somiglianza del grande Palazzo di Lhasa.

    CHENGDU, LESHAN ED EMEISHAN
    Chengdu è una grande, bella città nel cuore della più grande risaia cinese. Vi si visitano alcuni interessanti monasteri buddhisti e qualche bel parco, ma ciò che rende questa tappa essenziale dal punto di vista turistico è altro: da qui infatti parte la grande escursione per Leshan e la montagna sacra di Emei. A Leshan, alla confluenza di tre fiumi, si innalza una collina, interamente scavata dagli artisti di mille anni fa per ricavarne una grandiosa, gigantesca statua di Buddha (alta 71 metri), meta di pellegrinaggi da tutto l’Oriente. Pochi spettacoli al mondo sono così suggestivi. A un’ora di distanza, si erge la più bella delle cinque montagne sacre cinesi: Emeishan. Sulle sue pendici, in un’atmosfera naturale incantata, sorgono decine di monasteri carichi di anni, dove ancora il ritmo della giornata è scandito dai battiti della campana e del tamburo.

    DALI
    Una delle più incantevoli città della Cina, posta sulle rive del lago Erhai e protetta dalle alte cime delle montagne Cang. Nelle stradine del centro, o nel vicino villaggio di Xizhou, si può ancora assaporare il ritmo della vita dei secoli scorsi, osservando le contadine della minoranza Bai che portano a spalle in grandi ceste i loro prodotti al mercato. Ma il villaggio che più ha conservato il fascino dei secoli trascorsi sorge sull’isola di JinSuo, al centro del lago.

    DUNHUANG
    In un punto di biforcazione della “via della seta” al limite del deserto del Gobi sorse questa città, che si sviluppò con il commercio, ma fu anche luogo di scambio di idee, religioni, arte ed infatti diventò il primo centro di arte buddista, di cui la maggiore testimonianza sono le note grotte di Mogao, ricche di sculture e dipinti, lunghe un chilometro e mezzo. Pare che la prima idea di scavare questa roccia di arenaria l’abbia avuta un monaco intorno al 300 d.C., in seguito ad una visione dei monti vicini lampeggianti ad opera di mille Buddha. A poca distanza da questa località c’è un monte di sabbia, il Mingsha, che “risuona” se qualcuno si lascia scivolare sui suoi fianchi.

    GUILIN
    Deve la sua fama alle bellezze naturali, che colpirono pittori e poeti cinesi di ogni tempo. Guilin è la città delle ‘schegge di giada’, le colline che, a causa della secolare erosione dei venti, hanno assunto le forme più irreali e fantastiche, creando uno spettacolo naturale unico al mondo: qui è racchiuso il segreto della pittura cinese, che ha preso spunto da questi scenari di fiaba per realizzare opere di suggestione impareggiabile. Questa zona, in tempi remotissimi, era sotto il livello del mare; poi, sollevatasi, si ritrovò con un profondo strato di calcare che un po’ alla volta, sottoposto all’azione corrosiva degli agenti atmosferici, assunse un aspetto molto vario ed originale. Gli alberi di cassia, che vi crescono numerosi, in autunno profumano la città. Ma lo spettacolo più affascinante lo si può godere facendo una gita in barca lungo il fiume Lijiang, per ammirare oltre alla lucentezza del fiume, svariate grotte, cascate, piante di bambù, cormorani, insomma sembra di far parte integrante di un classico dipinto a china.

    GUIYANG
    A circa 150 km da Guiyang, capoluogo della provincia meno importante delle 26 della Repubblica Popolare, ci sono le più grandi cascate della Cina, quelle di Huangguoshu, larghe più di 80 e alte più di 70 metri, che costituiscono un insieme panoramicamente stupendo. In questo luogo ancor oggi si dipingono i tessuti conosciutissimi come “batik”.

    HANGZHOU
    Adagiata attorno allo splendido lago dell’Ovest, è la città più romantica della Cina: qui il viaggiatore, giungendo dalle varie parti del Paese, ha l’occasione di interrompere il ritmo frenetico del viaggio e di fermarsi a respirare l’atmosfera incantevole del lago, delle sue fantastiche isolette, dei parchi, dei padiglioni e delle pagode immerse nel verde; poi, sorseggiata una tazza di thè (il migliore della Cina), può girare per negozi alla ricerca della seta, che ad Hangzhou è particolarmente pregiata. Divenne capitale quando l’imperatore della dinastia Song la scelse come sua residenza nel 12° sec. e vi attirò vari studiosi ed artisti, per cui quando vi giunse Marco Polo, nel secolo successivo, gli apparve ricchissima per l’ampiezza degli edifici e delle strade, raffinata per la qualità delle vesti dei suoi abitanti, ed incorniciata da un paesaggio molto fresco e riposante. Infatti la città è posizionata fra un fiume ed un lago, nel quale sono inserite quattro isolette: nella più grande posero le loro dimore gli imperatori. Nelle vicinanze del lago vi è il Pozzo del Drago, una sorgente sotterranea con una curiosità: di formare, quando le sue acque vengano smosse, dei cerchi verso l’interno anzichè verso l’esterno.Fra le costruzioni più importanti bisogna ricordare: la Pagoda delle Sei Armonie, costruita intorno al mille ed il Tempio del Ritiro dell’Anima del 300 circa d.C., distinto in due edifici con statue a divinità, fra cui una alta 20 metri rappresentante Siddharta; inoltre, vicino a quest’ultimo complesso si trova una roccia, con una conformazione simile ad un’altra che si trova in India, che ha ispirato gli artisti ad adornarla con più di 300 sculture e rilievi fra il X e il XIV secolo.

    HONG KONG
    Sotto una skyline da fare invidia a Manhattan, brulicano animatissimi mercatini cinesi che vendono serpenti e tartarughe ad uso medicinale; questa è solo una delle tante affascinanti contraddizioni del piccolo arcipelago concesso in affitto agli Inglesi nel secolo scorso, che da allora ha goduto di una invidiabile libertà politica, culturale ed economica, diventando un gigante finanziario ed un modello di autogoverno. Il 30 Giugno ’97 Hong Kong è stata definitivamente resa alla Cina, che ha comunque deciso di mantenere per cinquant’anni inalterato lo status economico dell’ex colonia; i lavori di ammodernamento, la vita frenetica e spensierata, le mille luci della vita notturna non si sono per nulla arrestati: Hong Kong resterà sempre la metropoli più affascinante, vivace ed elegante dell’estremo Oriente.

    HOTAN
    E’ un’oasi situata nel bacino di un fiume, fra un deserto e una catena di monti, tormentata spesso dal vento che cambia periodicamente l’aspetto del territorio. Anticamente era un regno, conquistato dai cinesi intorno al 100 a.C. per la sua posizione strategica come nodo viario fra Cina, India, Occidente; ebbe sempre grande importanza per il transito di merci preziose come la seta, i tappeti, la giada, che arrivarono anche fino a Roma. Marco Polo non rinunciò a visitarla; tuttora presenta gli esemplari del suo artigianato in una fiera annuale.

    KAIFENG
    Fu capitale della dinastia Song fino a quando i barbari del nord non costrinsero l’imperatore a trasferirsi più a sud, ad Hangzhou. Deve la sua notorietà al fatto che vi è stata riscontrata la presenza di alcune famiglie ebree per la prima volta in Cina, probabilmente insediatesi lì per il commercio della seta, quando la città era ancora capitale. La sinagoga più antica è stata distrutta più volta dalle alluvioni del Fiume Giallo, ma missionari cristiani salvarono gli antichi testi sacri che ora si trovano in varie biblioteche del mondo. Come testimonianze del buddismo sono da ricordare: il monastero Xiangguo (VI° sec.), varie volte ricostruito e la Pagoda Ferrea (XI° sec.), chiamata così per il colore delle sue mattonelle.

    KASHGAR
    Come Hotan, anche questa città visitata da Marco Polo, è un’oasi posta sulla via della seta abitata dagli Uiguri, oltre che da Kirghisi e Uzbeki. Essa vive di agricoltura, in particolare di cereali, frutta e viti, che danno un’ottima uva. Gli abitanti di questa città professano prevalentemente la religione musulmana, perciò si possono vedere i caratteristici bazar e le moschee, fra cui la più famosa è quella di Id Kah, in stile pakistano. Invece in tipico stile islamico è il mausoleo di Abakh Hoja, con oltre 70 tombe: la più nota è quella della moglie di un principe che capeggiò la rivolta contro l’imperatore della Cina, ma fu sconfitta e portata a Pechino come prigioniera. L’imperatore se ne innamorò a tal punto che sua madre ordinò alla donna di uccidersi e si dice che il corpo riposi qui.

    KUNMING
    Su un altopiano a duemila metri di altitudine dove clima e vegetazione sono tropicali, attorno all’immenso, splendido lago Dian, sorge Kunming, capitale dello Yunnan, la regione delle minoranze etniche cinesi. Splendidi scenari naturali si offrono al viaggiatore dalle colline dell’Ovest, che cadono a strapiombo sul lago e sulle quali sorgono monasteri, grotte scolpite e antichi padiglioni. Ma l’attrazione principale della regione è la magica Foresta di Pietre, uno dei miracoli più sorprendenti della Natura: un immenso labirinto di picchi, speroni, antri di roccia azzurra che si specchiano su piccoli laghetti creando scenari di suggestione infinita. Geologicamente questa terra è simile a quella in cui si trova la città di Guilin, con terreni calcarei, corrosi dall’acqua e dal vento, che hanno dato alle rocce forme stranissime, di piante, di animali, di elementi architettonici. Inoltre questi boschi costituiscono l’habitat naturale di moltissimi tipi di uccelli e di animali selvaggi, ed i fiumi che attraversano la regione sono popolati da una gran varietà di pesci. La storia di questa città risale al 1° secolo a.C., ma molti suoi templi attualmente visibili risalgono all’epoca di Marco Polo, che li potè ammirare. La città gode di un clima mite, grazie ai monti settentrionali che la riparano dai venti freddi e quindi ha una bellissima vegetazione in mezzo alla quale si possono scorgere vecchie casette di legno o di terra. Vi abitano varie etnie e la cultura e le mode occidentali stanno affiancando quelle originarie. La Porta del Drago è il punto più panoramico ed il lago Dian è veramente suggestivo. Vicino alla città, in mezzo a questa natura così rigogliosa, è nascosto il Tempio di Bambù, con 500 statue di terracotta, abbastanza recenti (fine 1800), autentici esemplari di arte realista, quasi istantanee di svariati tipi e condizioni umane.

    LANZHOU
    In questa città è stato costruito uno dei più importanti musei di arte neolitica del mondo, poichè nella zona sono state invenute tra l’altro terrecotte dipinte risalenti a 6000 anni fa. Un altro motivo di interesse sono i templi ricavati nelle grotte di Bing Ling Si, databili dal 400 a.C. al 1100 d.C., contenenti moltissime statue di pietra ed in minor numero di stucco.Da cinquant’anni, da quando cioè dal Fiume Giallo che percorre la città, si è ricavato un lago artificiale e quindi una centrale idroelettrica, gli impianti industriali che sono sorti danno da vivere a circa due milioni di abitanti.

    LIJIANG
    Posta a 2.400 m. slm, Lijiang è abitata dalla minoranza etnica Naxi; la città vecchia, risalente alla dinastia Song, è la meglio conservata e più affascinante dell’intera Cina; non sarà difficile, addentrandosi a piedi o in bicicletta per le sue stradine, ascoltare i suoni degli strumenti musicali più antichi della Cina, maneggiati con cura dagli anziani del paese. Nelle giornate di sole, le cime innevate dello Yulong (6.000 m. slm) sovrastano l’orizzonte e si specchiano sulla acque del lago del Drago Nero, dove anche le pietre s’innamorano…

    LUOYANG
    E’ a buon diritto, essendo stata per quasi 1000 anni la capitale di molte dinastie, annoverata fra le sei antiche capitali imperiali con Xi’an, Luoyang, Nanchino, Pechino e Hangzhou. Fu a Luoyiang, capitale dell’Impero cinese a più riprese durante le dinastie Han e Tang, che il buddhismo venne introdotto per la prima volta in Cina (I sec. d.C.); ne fanno fede lo splendido monastero del Cavallo Bianco (il primo santuario buddhista costruito in Cina) , e, soprattutto, le fantastiche grotte di Longmen: sui due lati del fiume Yi, un chilometro intero di parete rocciosa fu scolpito dagli artisti dei secoli V, VII e VIII per ricavare più di mille grotte; dentro vi si trovano quasi centomila statue buddhiste di ogni dimensione: una delle più impressionanti testimonianze di arte e fede dell’intera Asia. Oggi gli archeologi hanno portato alla luce una serie di tombe imperiali e nobiliari antichissime, che ci testimoniano l’altissimo livello culturale ed artistico raggiunto dalla Cina sin dai primi secoli dopo Cristo.

    NANJING (Nanchino)
    Sorta a 400 km dal delta del Fiume Azzurro, lo Yang Tse Kiang, è un importante porto, in quanto il fiume è navigabile fino a questa, che è una delle più antiche e conosciute città della Cina, essendo stata per ben dodici secoli capitale (fino al XV secolo) anche se furono i primi imperatori Ming (1400) a renderla magnifica. Nanchino è da sempre in concorrenza con Pechino, come già il nome testimonia (Pechino: “Capitale del Nord”; Nanchino: ‘Capitale del Sud’). In posizione strategica (posta a cavallo del Fiume Azzurro, costituisce la cerniera fra il Sud e il Nord della Cina), la città fu sede del Governo al tempo dei primi Imperatori Ming, e fu nuovamente scelta come Capitale da Chiang Kaishek nei primi decenni di questo secolo; infine i Giapponesi vi stabilirono la sede del Governo di occupazione. Oggi Nanchino è un’elegante metropoli con lunghi viali alberati, splendidi parchi e molte testimonianze della gloria passata, fra cui una splendida cinta muraria e il sontuoso mausoleo di Sun Yat Sen, primo presidente della Repubblica cinese. Tuttora visitabili sono la tomba del primo imperatore ed il monastero Linggu, oltre al tempio Qisiasi (500 ca.), la pagoda Shelita (fra il VI e X secolo), la Roccia dei Mille Buddha (dal V sec. in poi). Fu sempre famosa per il suo “broccato a nubi”, oltre che per le sete, i velluti, le ceramiche, la carta e la china; adesso è importante per le sue industrie e per i prodotti agricoli costituiti, oltre che dai cereali, dagli ortaggi, dalla frutta e dal tè. Tra le curiosità sono da citare la terrazza della Pioggia dei Fiori, chiamata così perchè un discorso tenuto da un monaco buddista avrebbe tanto toccato la sensibilità dei presenti che sarebbero caduti fiori dal cielo; nello stesso posto esistono dei sassolini bianchi e tondi che, immersi nell’acqua, produrrebbero luminescenze di svariati colori.

    SHANGHAI
    Shanghai è la città più moderna, elegante e raffinata della Cina: nel 1840 non era che un piccolo borgo di pescatori quando, a seguito della Guerra dell’Oppio, fu data in concessione agli Europei ed agli Americani. Da allora Shanghai crebbe in modo tumultuoso: banche, grandi magazzini, alberghi, parchi, grandi arterie commerciali, chiese e palazzi ne fecero una città straordinariamente elegante; gli Occidentali portarono con sé le loro abitudini e il loro stile di vita, fino ad allora totalmente sconosciuti ai Cinesi; in breve la città si guadagnò l’appellativo di ‘Parigi d’Oriente’ e non c’era lusso o piacere, per quanto proibito, che non fosse possibile trovarvi. Anche oggi, a cinquant’anni dalla rivoluzione, nelle vie del centro e sul Bund (il celebre lungofiume) a Shanghai sopravvive intatta quell’atmosfera struggente da ‘belle époque’ di inizio secolo; nello stesso tempo, strade sopraelevate, ponti avveniristici e grattacieli di vetro proiettano la città con sicurezza verso il duemila.

    SHAOLIN
    L’antico monastero di Shaolin (edificato nel V sec. d.C.) arrivò ad ospitare in passato fino a 2000 monaci buddhisti. Fu qui che nacque la dottrina dello Zen, che si sarebbe poi sviluppata in Giappone. E fu qui che si svilupparono le arti marziali orientali (fra cui il Kung Fu e il Taijiquan) che avrebbero in seguito acquisito fama mondiale. Ancora oggi, annessa al Monastero c’è una scuola in cui i monaci insegnano ai loro discepoli provenienti da tutto il mondo le più sofisticate arti marziali. Dietro al monastero, in uno splendido giardino, sorge la ‘foresta di stupa’, dove piu’ di trecento stupa di ogni forma e dimensione proteggono le ceneri degli abati che hanno retto il Monastero per quindici secoli.

    SUZHOU
    Suzhou è la ‘Venezia cinese’: una città di grande fascino, dove le vecchie case, che si affacciano sui canali solcati da pittoreschi ponticelli di pietra, creano scorci e prospettive incantevoli. Ma l’attrazione principale risiede nelle fantastiche ‘ville-giardino’: in questa città dal clima mite i Mandarini (funzionari dell’Impero) delle dinastie Ming e Qing edificarono sontuose residenze immerse nella natura per passarvi i periodi di riposo; piccoli laghi, isolette, padiglioni dai tetti prodigiosamente modellati, ponticelli, rocce dalle forme fantasiose: in queste ville l’esperienza artistica cinese, che ha come suo fine la perfetta armonia fra l’uomo e la natura, raggiunge la perfezione. Un altro particolare che la avvicina, se non a Venezia, alle isole vicine ad essa, è la tradizione del ricamo, naturalmente qui, su seta, dato che quasi tutte le famiglie, almeno fino a poco tempo fa, allevavano i bachi da seta e quindi producevano questo tessuto; pur seguendo vari stili, il soggetto più diffuso era il gatto. Due leggende danno il nome alla Collina della Tigre, perchè si tramanda che una tigre fosse rimasta a vegliare sulla tomba del padre di un re e al Laghetto delle Spade sul cui fondo era stato sepolto lo stesso re con le sue tremila spade preferite e, dal momento che un sovrano posteriore aveva cercato di prenderle, la zona si riempì d’acqua.

    TASHKURGAN
    Nella lingua tajiki, che è il nome della popolazione che abita questo paesetto, Tahkurgan significa “città di pietra”, definita così per un forte in pietra del VI secolo, oggi semidistrutto. E’ il paese più ad ovest della Cina, al confine con il Pakistan, abitato da genti semi-nomadi in parte agricoltori, in parte pastori, in quanto si trova a 3600 metri sul livello del mare.

    TURFAN
    Fin dai tempi più antichi gli abitanti di questi luoghi, dato che era una vasta depressione a circa 150 metri sotto il livello del mare, escogitarono un sistema di canali sotterranei per rendere fertile il terreno ed in effetti questo nucleo urbano divenne una fra le più ricche città carovaniere. Vicino ad essa sono ancora visibili le rovine di due città, che furono molto importanti per 1500 anni,Yiaohe e Gaochang, che furono probabilmente distrutte dalle orde di Gengis Khan. Rimane la necropoli di questa seconda città ad Astana. Non lontano di qui ci sono le grotte dei 1000 Buddha, simili a quelle di Dunhuang, ma più interessanti sono quelle dette di Bezeklik, cioè degli affreschi, in quanto sulle pareti erano state dipinte, in formato grandissimo, figure di principi, sacerdoti, cavalieri, ecc. con i rispettivi nomi; i più belli di questi però, per la malaugurata idea di studiosi tedeschi che li videro ai primi del novecento, furono asportati e portati a Berlino, dove furono distrutti durante la seconda guerra mondiale.

    URUMQI
    E’ un’oasi circondata da monti, per questo si chiama “bel-paese” e a poca distanza esiste un lago di color verde giada, a circa duemila metri, circondato da alte vette e fitta vegetazione, che offre uno stupendo panorama. Dopo Turfan la via della seta arrivava fin qui, per poi proseguire verso Occidente: questa via, che cominciava da Xi’an, il paese nominato in questa guida immediatamente dopo Urumqi, attraversava tutta la regione di Unhuang e poi si divideva:; una direttrice verso Urunki e poi verso l’ Afganistan, l’altra verso Hotan e poi verso l’India, evitando così il deserto del Taklamakan e l’altopiano del Pamir. Essendo praticata in Cina la produzione della seta già dal 2000 a.C., questa via esisteva già molto prima del 1000 d.C., anzi è proprio da questa data in avanti che, per svariate ragioni, essa divenne sempre più rischiosa e meno comoda rispetto alle vie marittime, tuttavia M..Polo la seguì per arrivare in Cina.

    WUXI
    Dolcemente adagiata sullo splendido lago Tai, Wuxi è una antica e vivace città che ancora oggi si affaccia sui canali . La collega con Suzhou il Gran Canale Imperiale, costruito a più riprese a partire dal III sec. d.C., e che giunse in epoca Ming (XIV sec.) a misurare 1800 km di lunghezza, costituendo la principale via di trasporto del Paese. La navigazione sul canale, attraverso la placida vita agreste della regione dello Jiangsu, è l’attrazione principale per i viaggiatori in cerca della ‘vita vera’ cinese.

    XI’AN
    Xi’an è la città della storia: capitale dell’Impero per più di mille anni (fino al X sec.; allora si chiamava Chang’An, ”pace protetta”), fu il centro propulsore dell’arte e della cultura cinesi durante il periodo d’oro delle dinastie Song e Tang; era da qui che partiva il lungo cammino della via della seta. Xi’an conserva le spoglie mortali del primo imperatore della Cina unificata, il grande Qin Shi Huang Ti (III sec. a.C.), che fece costruire davanti al suo tumulo un intero esercito di soldati terracotta in assetto di guerra: seimila guerrieri a piedi e a cavallo a grandezza naturale, scolpiti ognuno con la propria fisionomia individuale. Fra le molte vestigia della gloria passata, merita una nota lo straordinario museo, che raccoglie una collezione impareggiabile di oggetti d’arte risalenti alle dinastie Han, Tang e Song. Dell’epoca della dinastia Tang (600-900 d.C.), in cui la Cina raggiunse la massima estensione e godette di uno dei più felici periodi, si possono ammirare le tombe imperiali. All’inizio di questo stesso periodo appartengono la più famosa stele funeraria di una vastissima collezione esistente a Xi’an, chiamata Beilin (foresta di stele), la cosiddetta Tavola Nestoriana, bilingue, siriano e cinese, che racconta i più importanti avvenimenti storici; ed inoltre la Grande Pagoda dell’Oca, il cui nome è ispirato ad una leggenda, la Piccola Pagoda, la Torre della Campana, la Torre del Tamburo. In tempi più recenti, durante la dinastia Ming, Xi’an fu dotata di una splendida cinta muraria, che ne fa ancora oggi una delle città più suggestive dell’Oriente. La sua storia però risale all’epoca neolitica a cui infatti appartiene il villaggio di Banpo che è stato scoperto nel 1953; esso è diviso in tre parti: quella delle abitazioni, quella dei laboratori con delle famose ceramiche e quella delle sepolture; tutto l’insieme è circondato da un fossato di difesa. Ma l’attrattiva maggiore da quando nel 1974 è stata scoperta, è costituita dall’esercito di terracotta, 7000 statue a grandezza naturale, oltre a carri, carrozze, cavalieri, che fa parte dei tesori della tomba dell’imperatore Qin Shi Huang Di, che ideò per sè a soli 17 anni, una zona dedicata alla sua sepoltura di 56 kmq. Ora la città ha circa tre milioni di abitanti ed è una delle più considerevoli dal punto di vista industriale e culturale.

    ZHENGZHOU
    Un tempo era un porto sul fiume Giallo, ma poi la sabbia lo allontanò dal fiume. Il suo terreno è molto fertile e dà frutti tropicali e fiori acquatici molto richiesti, dal momento che è stata portata l’acqua con tubature, sul vicino monte Mangshan e di lì arriva l’acqua per l’irrigazione. A circa 80 km da qui si trova il monastero di Shaolin, noto per una particolare tecnica di lotta, ideata dagli stessi monaci, da cui sono derivate tutte le arti marziali, note oggi anche in occidente.

    ZHOUZHUAN
    Il villaggio di Zhouzhuan è un piccolo miracolo che riporta il viaggiatore come d’incanto nel Medioevo, all’epoca delle Dinastia Ming: qui il tempo si è fermato dentro le piccole, splendide case che si affacciano sui canali o dentro le residenze dei ricchi signori, dove tutto è rimasto intatto, fino ai minimi dettagli, dando l’impressione che il padrone di casa stia per ritornare da un momento all’altro. Negozietti, ristoranti tradizionali, ponti inarcati e chiatte che percorrono i canali in un silenzio incantato: una rara occasione per assaporare ancora il gusto della Cina vera, quella delle campagne e delle antiche tradizioni confuciane.

    ZHONGDIAN (distretto tibetano autonomo)
    Posta a 3.450 m. slm, la cittadina di Zhongdian è al centro dell’altopiano di Decheng, interamente popolato dai Tibetani. In questo contesto naturale incantato, fra accampamenti di pastori, laghi e praterie immense, sorge la grande città monastica di Sumtseling, dove vivono quasi 800 monaci, sotto la direzione ispirata del loro Lama, che vive in meditazione all’ultimo piano del Monastero e ogni tanto riceve i viaggiatori dall’estero e li benedice con il suo sorriso irresistibile.

  • La cucina:

    La cucina cinese è caratterizza da cibi tagliati in piccoli pezzi in modo da permettere una cottura veloce. La maggior parte del tempo è occupata dalla preparazione dei cibi come verdure, carne e pesce tagliati in modo uniforme per permettere una cottura omogenea. Nella cucina cinese tutto viene cotto infatti sulla tavola non compaiono alimenti crudi. Il “wok”, è la tradizionale padella di ferro concava che permette di saltare, friggere e stufare. Altro metodo diffuso è la cottura al vapore usato i ravioli, tortelli e fagottini, verdure, pesce, pane e dolci; i cibi sono posti in cestelli di bambù sovrapponibili su una pentola d’acqua tenuta sempre in ebollizione. Il maiale è la carne più diffusa, mentre l’anatra è il piatto che viene cucinato durante le feste. Diffuso è anche il pesce come la carpa considerato cibo di buon augurio. I dolci cinesi sono poco dolci, gommosi.

  • Il rito del té:

    Antico quasi quanto la Cina, delle 240 Camellie sinensis esistenti solo 7 possono essere usate per fare il té. Lu Yu, eremita che votò interamente la sua vita a questo culto, fu il primo a scriverne un trattato. Il Cha Ching, canone del tè, è arrivato fino ad oggi. Osservare i cinesi intenti a degustare il tè è un’esperienza unica. Per questo popolo il momento del tè è spirituale, una sorta di cerimonia in cui l’esercizio del gusto vuole spingere il corpo oltre i suoi limiti fisici elevandolo ad un livello superiore. Tutta la misticità del momento traspare dalla meticolosità con cui viene preparato e consumato. Nel rito del tè gli ingredienti e gli strumenti hanno un ruolo preciso. L’acqua, rigorosamente di sorgente, viene fatta scaldare in una teiera. La tazza ha colori che infondono serenità e una superficie gradevole al tatto. Composta da un coperchio e da un piattino, non è esattamente rotonda, in modo da poter essere tenuta saldamente tra le mani, mentre il bordo, leggermente ondulato, al contatto con le labbra dona una piacevole sensazione. Le foglie vi vengono direttamente infuse dentro e il coperchio è utilizzato per trattenerle e per mantenere il tè caldo. L’utilizzo delle foglie ha un simbolismo preciso: quando vengono messe nella tazza vogliono dire “accomodati e bevi quante tazze desideri”, al contrario la loro mancanza significa “bevi in fretta perché la visita non è gradita”. Il cerimoniale, tramandato e mutato nel tempo per adattarsi alla Cina moderna, si compone di tre fasi. Il Kaiseki, pasto leggero che precede la degustazione, il Koicha, tè denso, e l’Usucha, tè leggero. La cerimonia può richiedere ore, per questo motivo spesso si passa direttamente al momento dell’Usucha. Koicha e Usucha si differenziano nel modo di consumare la bevanda. Durante il Koicha tutti i commensali bevono da un’unica tazza, ognuno di loro l’ammira e poi ne assapora, a piccoli sorsi, il contenuto. Dopo averne esaltata la qualità e accuratamente pulito con un tovagliolo la parte della tazza da cui si è bevuto, questa è passata al vicino. È buona regola porgere all’ospite la tazza rivolta dal suo lato più bello, quest’ultimo, da parte sua, presterà attenzione a non bere mai da questo lato. Il protocollo dell’Usucha è diverso. Ogni commensale beve tutta la tazza di tè, con un dito pulisce il bordo per poi asciugarsi le mani con un tovagliolo, rende la tazza al padrone di casa che la lava e la riempie nuovamente per servirla ad un altro ospite. Le foglioline di tè sono utilizzate più volte, ogni dose basta per 5 tazze e pare che la terza sia la migliore. A seconda dei tipi di tè l’acqua deve avere una temperatura diversa. Per il tè verde, una qualità fatta essiccare fresca, è necessaria una temperatura di 75- 80°. Il tè di qualità rossa, fermentato prima dell’essiccazione, si fa infondere appena l’acqua raggiunge l’ebollizione. La qualità Wulong, via di mezzo tra tè verde e rosso, subisce una fermentazione più breve e necessita una temperatura di 90°. Oltre ad essere un rito, per la Cina il tè è visto come vera e propria cura dei malesseri fisici. Diuretico, astringente, dimagrante, disinfettante, mischiato ad alcune piante terapeutiche, come ginseng, mandarino, salvia e zenzero, acquisisce poteri curativi e aromi particolari. Queste ritualità si mescolano a numerose storie e una delle più curiose riguarda la nascita del tè. Si narra infatti che l’imperatore Chen-Nung lo abbia scoperto assaporando l’acqua da un bollitore in cui erano cadute inavvertitamente alcune foglioline da un albero, scoprendo un aroma che è divenuto tradizione irrinunciabile.

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